sabato 31 maggio 2014

Peltechian, Guruzian e Eghinlian: Eroi tra Italia e Armenia


Nel volume Secondo dell'opera Medaglie d'Oro al Valor Militare d'Italia, abbiamo scovato una bella e triste vicenda di eroismo una delle tante che rendono i rapporti Italo-Armeni assai preziosi e duraturi per tutto il XX secolo.
Questa è la storia di tre ragazzi, il più grande aveva solo 32 anni, che pur non essendo Italiani di nascita lo furono più di tanti altri.
I tre ragazzi approdarono fortunosamente nel Dodeccanneso allora territorio italiano, portati da Lucia Zambul Peltechian, madre di Giovan Battista. Divennero cittadini italiani, furono arruolati e divennero paracadutisti. Furono inquadrati al Servizio Informazioni Militari per essere infiltrati in Medio Oriente. Ricercati dal nemico, traditi da un filo inglese, per evitare un bombardamento indiscriminato sulla popolazione, si consegnarono al comando anglo- francese di Aleppo indossando la divisa regolamentare del Regio Esercito. Non furono considerati prigionieri di guerra, torturati e seviziati non rinnegarono mai il giuramento fatto nei confronti della nuova Patria Italia. Furono fucilati il 26 settembre 1942 e seppelliti in fosse anonime nel cimitero di Aleppo.
Finita la guerra, mamma Lucia Peltechian acquistò un piccolo terreno a Velletri che coltivò per sopravvivere. Il suo pensiero era però ai suoi ragazzi e volendo riportarli in Italia iniziò delle difficili quanto infruttuose ricerche in Siria. Quando ormai aveva perduto la speranza ebbe in sogno la esatta indicazione di dove trovare il figlio da parte di un angelo. Recatasi sul posto trovò i resti di Giovan Battista identificati con certezza dalle monetine turche per gemelli che lei stesa le aveva donato. A fianco i resti di Riccardo e Clemente.
Furono traslati in Italia e venduta la terra, mamma Lucia costruì la tomba per i sui tre ragazzi che fu inaugurata solennemente nel 1962, e mantenuta fino ai giorni nostri dai familiari discendenti.

Si chiamavano Giovanni Battista Peltechian, Riccardo Guruzian e Clemente Eghinlian e furono insigniti della Medaglia d'Oro alla Memoria

GIOVANNI BATTISTA PELTECHIAN era nato a Burdur in Turchia nel 1914. Era sergente maggiore del Genio Artiglieri del Regio Esercito Italiano. 

Di famiglia armena rifugiatasi nell'Egeo per sfuggire alle persecuzioni turche, veniva chiamato alle armi 26 aprile 1936. Destinato al 12º reggimento genio artiglieri, veniva collocato in congedo il 24 agosto 1937 comma grado di caporale maggiore inidoneo al grado di sergente. Diplomatosi in ragioneria a Palermo, veniva assunto dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste per la direzione dell'Egeo. Richiamato alla dichiarazione di guerra con il grado di sergente fu aggregato nel maggio 1941 alla seconda compagnia mortai d'assalto del nono reggimento fanteria "Regina" in Rodi. Passato all'ufficio informazioni del comando superiore delle FF.AA dell'Egeo e promosso sergente maggiore si offriva volontario nel 1942 primo importante missione informativa nel Medio Oriente. Conoscitore perfetto della lingua turca e araba, venne aviolanciato nella zona di Aleppo e raggiunto il quartiere armeno della città iniziava brillantemente la sua opera. Scoperto e catturato venne fucilato insieme ad altri due compagni il 26 settembre 1942 ad Aleppo.

Di origine armena, Cittadino Italiano d'elezione, sottufficiale animato da profondo amore per l'Italia, già distintosi in precedenti azioni, si offriva con vero si offriva con vero entusiasmo per essere aviolanciato in territorio nemico a capo di una rischiosa missione informativa. Dopo un periodo di proficua attività, tradita catturato, veniva sottoposto ad inumane torture e ad estenuanti interrogatori, mantenendo virilmente inalterata la sua fede per l'Italia, rendendo vano ogni tentativo di carpirgli notizie e respingendo sdegnosamente ogni offerta  per aver salva la vita. Condannato a morte unitamente ai suoi compagni di missione, dinanzi al plotone di esecuzione il suo pensiero rimaneva fermamente rivolto all'Italia, alla famiglia, e ai propri dipendenti. Al cappellano che lo assisté negli ultimi momenti ed immobili lettere dirette alla madre e ai superiori, confermava le sue magnifiche 12 di soldato, dichiarando che gli suoi compagni morivano contenti per il dovere compiuto e raccomandando alla madre di non rimpiangerlo. Fulgido esempio di virtù militari e di completa dedizione alla Patria. - Medio Oriente, luglio-settembre 1942.

RICCARDO GURUZIAN (il suo nome armeno era Dikran GURUZIAN) era nato ad Arpet in Armenia nel 1910. Sergente, Comando Superiore FF. AA. Egeo.

Famiglia armena, rifugiatasi a Rodi, per sfuggire alle persecuzioni turche ed assunta cittadinanza italiana prestò servizio militare nel 9° reggimento fanteria della Brigata "Regina" dal 1931 al 1933, raggiungendo il grado di sergente. Richiamato la dichiarazione della seconda guerra mondiale, fu assegnato l'Ufficio informazioni del comando superiore delle FF.AA dell'Egeo. Perfetto conoscitore della lingua turca e araba, partecipò volontariamente ad una pericolosa missione di informatori in Siria insieme ai compatrioti Peltechian, Eghinlian, anche essi medaglia d'oro alla memoria. Paracadutato nella zona dialetto e raggiunto il quartiere armeno della città, riuscì ad iniziare la sua segreta attività informativa. Scoperto e arrestato nel luglio 1942, dopo due mesi di torture venne fucilato insieme ai suoi compagni il 26 settembre in Aleppo.

Di origine armena, cittadino italiano di elezioni, profondamente devoto all'Italia, si offriva, con vero entusiasmo, per essere aviolanciato, in territorio nemico per rischiosa missione informativa.
Dopo periodo di proficua attività, tradita catturato, veniva sottoposto ad inumane torture e ad estenuanti interrogatori che sopportava virilmente, confermando inalterata la sua fede dell'Italia, rendendo vano ogni tentativo di cartellino notizie respingendo penosamente ogni offerta di passare al nemico per aver salva la vita. Condannato a morte, dinanzi al plotone di esecuzione il suo pensiero rimaneva rivolto all'Italia, alla famiglia ed ai suoi superiori, dichiarando di morire contento di aver compiuto interamente il suo dovere. Fulgido esempio di virtù militari. - Medio Oriente, luglio-settembre 1942.

CLEMENTE EGHINLIAN, era nato ad Ankara in (Turchia) il 18 maggio 1914. Autiere, 50° autoreparto dell'Egeo.

(B.U. Dispensa 24' del 13 giugno 1959)

Licenziato nel 1932 dalla Scuola di avviamento di Rodi, come meccanico elettricista esercitò il mestiere fino al 1935 allorché fu arruolato per il servizio di leva presso il 9° Reggimento Fanteria della Divisione "Regina". Dopo aver partecipato alla campagna etiopica, fu congedato nel settembre 1936. Richiamato con l'entrata in guerra dell'Italia, fu destinato al 50° autoreparto dell'Egeo come autista, Prestò successivamente servizio al 107° reparto distrettuale, al settore di Colato e al 9°  (reparto) fanteria quindi veniva scelto per la sua perfetta conoscenza delle lingue araba e turca per una arditissima missione informativa in territorio nemico. Scoperto e catturato dalla polizia degaullista unitamente ad altri suoi due compagni di missione nel luglio 1942, il 26 settembre dello stesso anno veniva fucilato nella città di Aleppo.

Di origine armena, cittadino italiano di elezione, profondamente devoto all'Italia si offriva con vero entusiasmo, per essere aviolanciato in territorio nemico per rischiosa missione informativa. opo un periodo di proficua attività, tradico e cattura, veniva sottoposto ad immane torture e ad estenunti interrogati che sopportava virilmente, confermando inalterata la sua fede per lìItalia, rendendo vano ogni tentativo di carpirgli notizie e respingendo sdegnosamente ogni offerta di passare al nemico per aver salva la vita, Condannato a morte, dinanzi al plotone d'esecuzione il suo pensiero rimaneva rivolto all'Italia, alla famiglia ed ai suoi superiori. In una nobile lettera indirizzata al fratello alla vigilia della morte, confermava le sue magnifiche doti di soldato, dichiarando che egli ed i suoi compagni avevano la coscienza tranquilla dinanzi a Dio e che morivano contenti di aver compiuto interamente il lodo dovere. Fulgido esempio di virtù militari. - Medio Oriente, luglio - settembre 1921.

giovedì 29 maggio 2014

Presenza Armena in Italia (1915-2000) di Agop Manoukian

Presenza armena in Italia di Agop Manoukian
Nelle scorse settimane ha fatto la sua apparizione in libreria un volume enciclopedico di Agop Manoukian, Presenza armena in Italia, Guerini e associati, Milano, 2014.

Pubblichiamo di seguito il comunicato dell'Unione degli Armeni d'Italia su questo volume, presto vi diremo la nostra con una recensione. 

Per ora ricordiamo che nel volume  si cita il volume del Centro Studi Hrand Nazariantz, Hrand Nazariantz: Fedele D'Amore
Oltre al nostro Hrand Nazariantz, sono citati gli amici: Mikayel Ohanjanyan, Sonia Orfalian, Ara Zarianil neo vescovo Boghos Levon Zekiyan, Irma Toudjian, Arthur Timurian, Gaguik Baghdassarian, Domenico Cofano, Diana Gabrielyan.
La breve presentazione del volume è invece del presidente dell'UAI, prof. Baykar Sivazliyan.
Questo testo nasce dal desiderio dell’Unione degli Armeni d’Italia di rintracciare circostanze e date della propria genesi che risale al 1915, anno simbolo del genocidio degli armeni.

Per il metodo adottato - quello documentale - e la formazione sociologica di chi l’ha svolta, la ricerca ha cercato di evitare accenti agiografici e non ha sottaciuto i compromessi, le ambivalenze e i dilemmi con cui, in diverse circostanze, i responsabili della comunità si sono dovuti confrontare. Il progressivo articolarsi dell’iniziale colonia in una pluralità di associazioni e le numerose iniziative che essa ha via via avviato hanno portato ad ampliare l’iniziale tema della ricerca sino a farne una sorta di affresco che si sviluppa lungo un doppio percorso. Quello di come gli armeni arrivati in Italia nell'ultimo secolo si sono integrati nella società italiana, quali strategie hanno elaborato nelle diverse stagioni politiche che il paese ha vissuto, per farsi conoscere, riconoscere e accettare, come sono riusciti a mantenere vivo il legame con le proprie origini, anche attraverso la costruzione di un proprio territorio sia organizzativo che simbolico.

L'altro percorso quasi speculare è quello di come la società italiana, e più in particolare alcune élites sociali, politiche e culturali sono entrate in contatto ed hanno attivamente interagito con questi “stranieri”, cercando di scoprire, aprire, conoscere e valorizzare la cultura di cui essi sono portatori o semplicemente eredi. Per gli armeni che vivono in Italia più o meno da lungo tempo ma anche per chi di armeno ha solo il cognome o vanta una lontana origine armena di cui ha perso le tracce, questa ricerca permette di ricostruire una memoria e ricomporre una sequenza di eventi che hanno portato gli armeni ad avere in Italia luoghi e associazioni proprie e riconoscimenti sociali e culturali.

Per chi non è armeno la ricerca può sollecitare qualche interesse e offrire degli spunti di riflessione: sul come una comunità di profughi e in seguito di immigrati sia riuscita ad auto organizzarsi e ad esercitare un controllo sociale sui propri membri; e di come alcuni esponenti della società italiana siano a loro volta riusciti ad ampliare e dare spazio ad una presenza culturale diversa, a dare e ricevere valore da una storia, una lingua e una tradizione prima sconosciuta.

Per un'illustrazione più analitica dell' articolazione riportiamo l'indice del volume nel documento in allegato. 

PRESENZA ARMENA IN ITALIA | 1915-2000
Agop Manoukian 
© 2014 Edizioni Angelo Guerini e Associati SpA – Milano 
ISBN 978-88-6250-495-9
Prezzo di copertina: €28,50 
Il libro è distribuito in tutte le librerie d’Italia e sui siti specializzati 
Si potrà inoltre ordinarne copie presso: 
Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena | OEMME Edizioni E-mail: oemme.ed@iol.it 
Per ulteriori informazioni: www.guerini.it e il sito di prossima inaugurazione www.unionearmeni.it (sito web consultabile prossimamente)

Agop Manoukian è nato a Como nel 1938 da madre italiana e da padre armeno fuggito da piccolo con la famiglia dai massacri di Adana (Cilicia - 1909) e arrivato in Italia nel 1925. Ha una formazione economica e sociologica. Ha lavorato e insegnato per una decina d'anni in Università. In seguito ha svolto attività di amministratore in una società industriale. Ha condotto ricerche di tipo storico sulle strutture familiari, la partecipazione politica e l'organizzazione di fabbrica. Ha preso parte attiva alle iniziative associative della comunità degli armeni residenti in Italia. In particolare è stato Presidente dell'Unione degli Armeni d'Italia e ne è tuttora il Presidente onorario. E’ socio fondatore e Presidente del Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena | Oemme Edizioni.

mercoledì 21 maggio 2014

Boghos Levon Zekiyan nominato Amministratore Apostolico dell'Arcieparchia di Istanbul degli Armeni


Il Santo Padre Francesco ha nominato Amministratore Apostolico "sede plena" dell’Arcieparchia di Istanbul degli Armeni (Turchia) l’Arciprete  Boghos Lévon Zékiyan, docente emerito dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, assegnandogli la Sede titolare di Amida degli Armeni, con dignità di Arcivescovo. 
Il prof. Boghos Lévon Zékiyan è nato a Istanbul il 21 ottobre 1943. A 12 anni è entrato nel Seminario minore della Congregazione Armena Mechitarista a Venezia.
Nel 1964 ha emesso la professione religiosa solenne. Il 21 maggio 1967 è stato ordinato presbitero. Dal 1993 è incardinato nel Patriarcato di Venezia. 
Mons. Zékiyan ha curato spiritualmente la piccola diaspora armena e la fraternità dei Santi Nicola e Sergio nella medesima città, segnalandosi per la sensibilità e l’impegno in campo ecumenico, soprattutto nei rapporti con la Chiesa armeno-apostolica. 
È stato per anni docente ordinario di Lingua armena all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ed invitato presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma. È stato anche Accademico delle Scienze della Repubblica di Armenia e Consultore della Congregazione per le Chiese Orientali. 

Il Centro Studi Hrand Nazariantz si congratula con 
Sua Eccellenza Boghos Lévon Zékiyan per il prestigioso incarico
ne invoca la paterna benedizione.

martedì 20 maggio 2014

25 maggio 2014 Sonya Orfalian A Cavallo del vento a Lecce




Domenica 25 maggio ore 18:30 presso le Scuderie di Palazzo Tamborrino a Lecce sarà presentato il prezioso volume di favole armene A Cavallo del Vento raccontate da Sonya Orfalian edito dalla casa editrice Argo
Con l'autrice converseranno Gianni Schiraldi e Isabelle Oztasciyan Bernardini d'Arnesano.

venerdì 9 maggio 2014

Il Papa riceve Sua Santità Karekin II e ricorda il martirio dei figli della nazione armena nel Secolo XX


Riportiamo qui, con brevi interpolazioni a nostra cura, il comunicato apparso ieri pomeriggio 08 maggio 2014 a cura del Servizio di informazione della Sala Stampa Vaticana (VIS): 




"Nella persona di Vostra Santità estendo un rispettoso e affettuoso pensiero ai membri della famiglia del Catholicosato di tutti gli Armeni, diffusa nel mondo. È una grazia speciale poterci incontrare in questa casa, vicino alla tomba dell'Apostolo Pietro, e condividere un momento di fraternità e di preghiera". 
Con queste parole il Santo Padre Francesco ha accolto ieri, 8 maggio 2014, Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, nell'incontro di questa mattina. 
All'incontro ha partecipato tra gli altri Sua Eccellenza il dott. Mikayel Minasyan, Ambasciatore della Repubblica di Armenia presso la Santa Sede. Nell'incontro il Pontefice ha ricordato che i legami della Chiesa Apostolica Armena con la Chiesa di Roma, si sono consolidati negli ultimi anni grazie anche ad avvenimenti quali il viaggio di Giovanni Paolo II in Armenia, nel 2001, la visita ufficiale del Patriarca Karekin II a Papa Benedetto XVI nel 2008, e la sua partecipazione alla celebrazione di inizio del ministero petrino di Papa Francesco, nel 2013. 
"Ma qui - ha proseguito il Santo Padre - vorrei ricordare un'altra celebrazione, densa di significato, alla quale Vostra Santità prese parte: la Commemorazione dei Testimoni della fede del XX secolo, che ebbe luogo nel contesto del Grande Giubileo del 2000. In verità, il numero dei discepoli che hanno sparso il loro sangue per Cristo nelle tragiche vicende del secolo scorso è certamente superiore a quello dei martiri dei primi secoli, e in questo martirologio i figli della nazione armena hanno un posto d'onore. Il mistero della croce, così caro alla memoria del vostro popolo, rappresentato nelle splendide croci in pietra che adornano ogni angolo della vostra terra, è stato vissuto da innumerevoli vostri figli come diretta partecipazione al calice della Passione. La loro testimonianza, tragica e alta insieme, non deve essere dimenticata".
"Le sofferenze patite dai cristiani negli ultimi decenni hanno portato un contributo unico ed inestimabile anche alla causa dell'unità tra i discepoli di Cristo. Come nella Chiesa antica il sangue dei martiri divenne seme di nuovi cristiani, così ai nostri giorni il sangue di molti cristiani è divenuto seme dell'unità. L'ecumenismo della sofferenza e del martirio è un potente richiamo a camminare lungo la strada della riconciliazione tra le Chiese, con decisione e fiducioso abbandono all'azione dello Spirito. Sentiamo il dovere di percorrere questa strada di fraternità anche per il debito di gratitudine che abbiamo verso la sofferenza di tanti nostri fratelli, divenuta salvifica perché unita alla passione di Cristo".
A questo riguardo, il Papa ha ringraziato Sua Santità Karekin II per l'effettivo sostegno dato al dialogo ecumenico, in particolare ai lavori della Commissione congiunta per il Dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali, e per il qualificato contributo teologico offerto in quella sede dai rappresentanti del Catholicosato di tutti gli Armeni. 
“Preghiamo gli uni per gli altri: possa lo Spirito Santo illuminarci e guidarci verso il giorno tanto desiderato in cui potremo condividere la mensa eucaristica. Lodiamo il Signore con le parole di San Gregorio di Narek: ‘Accogli il canto di benedizione delle nostre labbra e degnati di concedere a questa Chiesa i doni e le grazie di Sion e di Betlemme, perché possiamo essere degni di partecipare alla salvezza’. Interceda per il popolo armeno la Tutta Santa Madre di Dio, ora e per sempre”
Al termine dell'Incontro il Santo Padre Francesco e Sua Santità Karekin II, hanno condiviso un momento di preghiera nella Cappella Redemptoris Mater.
Il Santo Padre e Karekin II, non vedevano l'ora di comunicarsi reciprocamente la gioia dell'incontro, attraverso il traduttore. Con il Suo tono di diretta ed amicale accoglienza, il Santo Padre Francesco ha ricordato non solo il Loro incontro in Vaticano, ma anche le due  precedenti occasioni di colloquio a Buenos Aires. 

lunedì 5 maggio 2014

Essere Fratelli, Amare di Hrand Nazariantz

Nella Foto Kegham J. BoloyanAntonio Basile, P. Grigoris Siranian, Rupen Timurian
























Tutto muore... Tutto passa... Essere Fratelli, Amare! 
Essere Fratelli, dividere il Pane ed il Cuore,
il destino della Vita, il destino dell’Anima,
Essere Fratelli, dividere il sangue del cuore

il sangue dello spirito,
il profumo delle lagrime e l'incenzo delle preghiere, 

il calice la sorgente viva, la grazia degli dei,
i sogni e le rose: Essere Fratelli, Amare...!


Essere Fratelli, dividere il fuoco e l'anfora colma
la sete di bontà, la sete di bellezza,
essere più accanto a Dio nel sacrificio,
essere Fratelli, nell'onore e nell'orgoglio di soffrire,

a mani giunte essere giusti e buoni
poter soffrire e sorridere ancora in un mondo di odio,
colui che sa sorridere aiuta colui che piange,
amando, com'è dolce l'essere al mondo: 


Essere Fratelli, Amare!

Tendere le mani profumate di pietà celeste,
ai Vinti, essere Fratelli dividere il tetto e il sonno,
essere l'asilo sicuro e accogliente dei feriti delle strade, 

essere la buona soglia, essere il buon Sole, l'attesa sorridente, 
per quelli della bisaccia, per quelli del bastone,
essere Fratelli, e non dire mai: “Venite domani!”
Tutto muore, tutto passa...Essere Fratelli, Amare...


Vivere bene per bene amare: Essere Fratelli, Amare! 

Perché l'Opera sia uguale all'Amore,
essere verso il pensiero la scala sacra dell'amore 

soltanto la carità del cuore salverà gli uomini.
Far vivere l'anima, far vivere Dio, Essere Fratelli, Amare! 
Rendere più grandi i cuori
perché i tempi siano più dolci
essere la Somma Volontà di comprendere senza biasimo...


Perdonare: profumare i cuori ai fiori del Calvario.. 

essere il Segno della Croce sulla terra e sul cielo,
essere Fratelli, essere semplici e puri: credere e amare...
credere all'armonia, ai ritmi supremi,
alla giustizia dei cieli,
i poveri, credere sempre le braccia tese alla cime
vivere bene realizzare la propria anima, la carne è nulla...
E poi, chiudere gli occhi di carne per aprire quelli dello spirito 

essere il bacio di pace sulla bocca dei morenti
e poi a nostra volta sorridere,
sorridere nell'ora felice della morte.... 



(dal volume il Ritorno dei Poeti, casa editrice Kursaal 1952)