domenica 31 agosto 2014

Siamo Pochi ma ci chiamano Armeni - ՔԻՉ ԵՆՔ‚ ԲԱՅՑ ՀԱՅ ԵՆՔ di Paruyr Sevak





ՔԻՉ ԵՆՔ‚ ԲԱՅՑ ՀԱՅ ԵՆՔ


Մենք քիչ ենք‚ սակայն մեզ հայ են ասում։
Մենք մեզ ո՛չ ոքից չենք գերադասում։
Պարզապէս մենք էլ պիտի ընդունենք‚
Որ մենք‚ միայն մենք Արարատ ունենք‚
Եվ որ այստեղ է՝ բարձրիկ Սեւանում‚
Երկինքը իր ճիշտ պատճենը հանում։
Պարզապէս Դաւիթն այստեղ է կռուել։
Պարզապէս Նարեկն այստեղ է գրուել։
Պարզապէս գիտենք ժայռից վանք կերտել‚
Քարից շինել ձուկ, եւ թռչուն՝ կաւից‚
Ուսուցման համար եւ աշակերտել
Գեղեցկի՛ն‚
Բարու՛ն‚
Վսեմի՛ն‚
Լաւի˜ն…
Մենք քիչ ենք‚ սակայն մեզ հայ են ասում։
Մենք մեզ ոչ մէկից չենք գերադասում
Պարզապէս մեր բախտն ուրիշ է եղել‚
Պարզապէս շատ ենք մենք արիւն հեղել:
Պարզապէս մենք մեր դարաւոր կեանքում‚
Երբ եղել ենք շատ
Ու եղել կանգուն‚
Դարձեալ չենք ճնշել մէկ ուրիշ ազգի‚
Ո՛չ ոք չի տուժել զարկից մեր բազկի։
Եթե գերել ենք՝
Լոկ մեր գրքերով.
Եթե տիրել ենք՝
Լոկ մեր ձիրքերով…
Պարզապէս մահն է մեզ սիրահարուել‚
Իսկ մենք ինքնակամ նրան չենք տրուել։
Ու երբ ճարահատ մեր հողն ենք թողել՝
Ուր էլ որ հասել‚ որտեղ էլ եղել‚
Ջանացել ենք մենք ամէնքի համար:
Շինել ենք կամուրջ‚
Կապել ենք կամար‚
Ամեն տեղ հերկել‚
Հասցըրել բերքեր‚
Ամենքին տուել միտք‚ առած‚ երգեր՝
Պաշտպանել նրանց հոգեւոր ցրտից‚-
Ամեն տեղ թողել մեր աչքից՝ ցոլանք‚
Մեր հոգուց՝ մասունք‚
Եւ նշխար՝ սրտից…
Մենք քիչ ենք‚ այո՛‚ բայց կոչւում ենք հայ,
Գիտենք դեռ չանցած վէրքերից տնքալ‚
Բայց նոր խնդութեամբ ցնծալ ու հրճուել:
Գիտենք թշնամու կողը մխրճուել
Ու բարեկամին դառնալ աջակից:
Դուրս գալ մեզ արուած բարութեան տակից՝
Մէկի փոխարեն տասն հատուցելով…
Յօգուտ արդարի եւ արեգակի
Գիտենք քուէարկել մեր կեանքով նաեւ…
Բայց թէ կամենան մեզ բռնի վառել,
Մենք գիտենք մխալ եւ կրակ մարել:
Իսկ եթէ պէտք է խաւարը ցրել՝
Գիտենք մոխրանալ որպէս վառ կերոն.
Եւ գիտենք նաեւ մեզ կրքոտ սիրել‚
Բայց ուրիշներին միշտ էլ յարգելով…
Մենք մեզ ոչ մէկից չենք գերադասում‚
Բայց մեզ էլ գիտենք –
Մեզ հայ են ասում։
Եւ ինչո՞ւ պիտի չհպարտանանք…
Կա՛նք։ Պիտի լինե՛նք։ Ու դեռ շատանա˜նք։


Siamo pochi, ma ci chiamano armeni.
Non ci consideriamo superiori a nessuno.
Semplicemente, anche noi dobbiamo accettare,
Che noi, soltanto noi, abbiamo l’ Ararat,
E che è qui, sulle alture del Sevan,
dove il cielo rispecchia la sua esatta copia.
Semplicemente, David, ha lottato qui.
Semplicemente, Narek, è stato scritto qui.
Semplicemente, sappiamo scolpire dalla roccia
conventi,
Dalla pietra realizzare pesci
e dalla terracotta uomini,
per l’ insegnamento e per perseguire
Il Bello,
Il Buono,
Il Nobile,
Il Sublime.
Siamo pochi, ma ci chiamano armeni.
Noi non ci consideriamo superiori a nessuno.
Semplicemente la nostra sorte è stata diversa,
Semplicemente, abbiamo dovuto versare molto
sangue:
Semplicemente, durante la nostra secolare
esistenza,
Quando eravamo forti
Ed eravamo in piedi,
Non abbiamo assoggettato alcun altro popolo,
Nessuno ha subito danni dal colpo della nostra
mano.
Se abbiamo fatto schiavi ,
È stato solo con i nostri libri,
Se abbiamo dominato,
È stato solo con il nostro talento...
E quando siamo stati costretti a lasciare la no-
stra terra,
laddove siamo giunti e ovunque siamo andati,
Ci siamo impegnati a favore di tutti,
Abbiamo costruito ponti,
Unito archi,
Ovunque a mietere,
fruttificare,
Abbiamo offerto a tutti idee, massime, canti:
Li abbiamo difesi dal gelo dell’anima-
Abbiamo lasciato dappertutto il riflesso dei
nostri sguardi,
Le reliquie delle nostre anime
E l’eucaristia dei nostri cuori.
Siamo pochi, è vero, ma ci chiamiamo armeni.
Sappiamo guarire dopo le ferite dolenti
E con nuovo entusiasmo gioire e far festa:
Sappiamo penetrare nel costato del nemico,
Ed dare sostegno a chi ci dichiara amicizia:
Sdebitarci del bene che ci hanno offerto,
Ripagando cento volte quel poco ricevuto...
Per i giusti e per il sole splendente,
sappiamo sacrificare perfino la nostra vita...
Ma se volessero bruciarci con violenza,
Sappiamo diventare fumo e spegnere il fuoco.
Se sarà necessario disperdere l’oscurità,
Sappiamo bruciare come candele accese.
E sappiamo anche amarci con passione,
Ma rispettando sempre anche gli altri.
Noi non ci consideriamo superiori a nessuno-
Ma conosciamo noi stessi,
siamo chiamati armeni!
E perché non dobbiamo esserne orgogliosi...
Ci siamo! Ci saremo! E ci moltiplicheremo!





We are few but we are called Armenians
We do not put ourselves above anyone
Simply we also admit that we, only we have Mount Ararat
And that it is right here on the clear Sevan
that the sky could make its exact duplicate
Simply David has indeed fought right here
Simply the Narek was written right here
Simply we know how to build from the rock, a monastery
How to make fish from stone, how to make man from clay
To learn to become the student of the beautiful,
the kind, the noble, and the good

We are few, but we are called Armenians
We do not put ourselves above anyone
Simply our fortune has just been so different
Simply we have just shed too much blood
Simply in our lives of centuries long
When we were many and when we were strong
Even then we did not oppress any nation
See, centuries have come and centuries have passed
Yet over no one have we become tyrants
If we have enslaved, only with our eyes
And if we have ruled, only with our books
If we have prevailed, only with our talents
And if we have ever oppressed,
it has only been with our wounds

Simply with us death had fallen in love
Yet we willingly did not give ourselves
And when we were forced to leave our own land
Where ever we reached, where ever we went
Everywhere we left indelible trace
We have joined efforts for everyone, always
We plowed everywhere, we built bridges, we tied arches
We plowed everywhere and we brought forth crops
We gave everyone mind, proverbs, and songs
Another words we defended them from spiritual coldness
Every where we left our eyes reflection
A peace of our soul and a sacrament from the heart itself

We are few, truly, but we are Armenians
And by being few we do not succumb
Because it is better to be few in life, then to control life by being many
Because it is better rather to be few, then to be masters by being many
Because it is better to be few, then to be swindlers
We are few, yes, but we are Armenians
And we know how to sigh from yet unhealed wounds
But with a new juice we rejoice and we cheer
We know how to thrust into the foe's side
And how to lend a helping hand to our friend
How to repay goodness which was done to us
by compensating for each one by ten
And the benefit of it just in the sun
We vote with our lives, not only with our hands
Yet if they desire to rule us with force
We know how to smoke and how to quench their fire
And if it is needed to disperse darkness
we can turn into ashes like burning candles
And we know as well how to make love with lust
And we do this always by respecting others
See we do not put ourselves above anyone,
but we know ourselves We are called Armenians
And why should we not feel pride about that
We are, We shall be, and become many.

martedì 12 agosto 2014

Nel nome del mio popolo armeno.... di Diana Egoyan


I confini dell'Armenia Storica

La mia nazione con la sua alta civiltà e cultura eterna...
La gente con gli occhi grandi e neri, pieni di bontà, amore e profondità, la nostro arte, la nostra musica, la nostra poesia, la natura, la lingua, l'alta spiritualità e la grande anima.... La nostra anima....
I figli del'Ararat diffusi nel mondo, sparpagliati, cambiati, e dimenticati...

La mia prima visita in Armenia è avvenuta a 24 anni dalla mia nascita...
Piena di diverse emozioni, che mi attendevano le mie radici, mi aspettava la mia terra, il mio cielo, la mia lingua, la nostra montagna...

é stata nutrimento per l'anima mia, 
cibo ed aqua per l'assettato, che cammina nel deserto....
La terra meravigliosa! Come una madre che aspetta i figli a casa e accoglie sempre, 
anche se non vieni o se te ne sei dimenticato... 
lei ti ama... ti ama... anche se non la ricambi..

Mi permetto alzare la voce e ancora e ancora, senza mai stancarmi 
a chiedere la giustizia io torno ancora rivolta al passato, 
perché senza il passato, senza la storia non esiste nessun futuro....
Noi... abbiamo il sangue dei nostri antenati, 
migranti, vittime, discriminati, stuprati, massacrati, eliminati, esiliati dalle loro terre, 
dalla loro patria...
Quella patria che continuiamo a cercare fino all'oggi, noi, in ogni cosa e dappertutto.... 

Chi paga per i danni? chi paga per ii bambini morti? chi paga per le ragazze stuprate,
chi paga per le nostre lacrime e piaghe? chi paga per la nostra vita rubata? 
Noi, oggi, loro futuro, con enormi speranze chiediamo giustizia, pace e rispetto...


Mi chiedono spesso perché siamo così forti e uniti.
Perché senza la pioggia non abbiamo l'arcobaleno, 
perché l'essere umano è fatto così, 
dopo la caduta si alza, e sta in piedi più forte, e continua a camminare...
Dalle sofferenze nasce la vita, la forza e la saggezza...
Le guerre distruggono...
catastrofe, fanatismo, 
le guerre distruggono, 
ma la cultura crea, arricchisce. 

Essa è eterna, la luce, 

che vince su buio, e continua vincere, ad esistere
finché non chiuderà gli occhi l'ultimo umano sulla terra materiale...



L'Attuale Repubblica d'Armenia e la Repubblica dell'Artsakh 

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venerdì 8 agosto 2014

Ձեր ահին մեռնեմ. Si è Genocidio. Yes, It's Genocide




Ձեր ահին մեռնեմ

Ձեր վախին մեռնեմ 

Ձեր կեանքին մեռնեմ 
Ձեր կեանքին մեռնեմ 
Ձեր ահին մեռնեմ 
Ձեր վախին մեռնեմ 
Ձեր կեանքին մեռնեմ 
Ձեր կեանքին մեռնեմ 
Ձեր ահին մեռնեմ 
Ձեր մահին մեռնեմ 
Ձեր վախին մեռնեմ 
Ձեր կեանքին մեռնեմ 
Ձեր ահին մեռնեմ 
Ձեր մահին մեռնեմ 
Ձեր վախին մեռնեմ 
Ձեր կեանքին մեռնեմ 
Ձեր ահին մեռնեմ 
Ձեր մահին մեռնեմ 
Ձեր կեանքին մեռնեմ 
Ձեր ահին մեռնեմ 
Ձեր վախին մեռնեմ 
Ձեր կեանքին մեռնեմ 



traslitterazione



Tzer aheen mernem. 
Tzer vakheen mernem. 
Tzer gyankeen mernem,
tzer gyankeen mernem. 


Tzer aheen mernem.

Tzer vakheen mernem. 
Tzer gyankeen mernem, 
tzer gyankeen mernem. 

Tzer aheen mernem.

Tzer maheen mernem.
Tzer vakheen mernem, 
tzer gyankeen mernem. 

Tzer aheen mernem. 

Tzer maheen mernem. 
Tzer vakheen mernem, 
Tzer gyankeen mernem. 

Tzer aheen mernem. 

Tzer maheen mernem. 
Tzer gyankeen mernem, 
Tzer aheen mernem.

Tzer vakheen mernem, 

Tzer gyankeen mernem.




sabato 2 agosto 2014

Il Silenzio di Pelesjan un Film di Pietro Marcello


Voglio dedicare il primo post del mese di Agosto ad uno straordinario documentario del regista Pietro Marcello che ha dedicato al regista Artavazd Ašotovič Pelešjan (in armeno: Արտավազդ Փելեշյան, in russo: Артавазд Ашотович Пелешян).






IL DOCUMENTARIO dal titolo IL SILENZIO DI Pelešjan merita di essere visto perché ben rappresenta l'uomo e il resta Pelesjan, il suo mondo di realismo sfuggente alle dinamiche di parte e in grado di conferire immense suggestioni. 

Pietro Marcello ha saputo emozionare e farsi emozionare da questo straordinario maestro, ne ha restituito i silenzi e gli afflati lirici, il volto e la maschera esaltando le maschere da lui stesso create ed esaltate. L'Armenia e la Russia che non ci sono più, vengono presentate in chiave oggettiva, e allo spettatore resta il compito di coglierne i frutti dell'odierna situazione esaltando in rapporto tra le due realtà i fattori di Decadenza, non perché la "decenza è bella", come recita Carmelo Bene nel film Claro di Glauber Rocha, ma perché la forma  degli uomini rende effimera la Storia in cui essi si sono formati e creati, e fa di essi giganti e immortali esempi per le future generazioni. 

Per esaltarvi vi affido al link del documentario tratto dal sito RAI, non so quanto tempo resterà attivo, ma vale certamente la pena guardarlo:

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#v=395975&vd=2014-07-28&vc=3

Per conoscere meglio Artavazd Pelešjan rimandiamo al suo sito in lingua italiana http://www.artavazdpelechian.it