lunedì 26 gennaio 2015

Armeni a Casal di Principe: Santa Messa in Rito Armeno il 6 febbraio 2015


Locandina definitiva 06 febbraio 2015
Per il secondo anno consecutivo quest'anno il 6 febbraio 2015 arriverà a Casal di Principe una delegazione del Pontificio Collegio Armeno di Roma, guidata dal rettore Mons Kevork Naradoungunian. Chi sono gli Armeni, da dove vengono e, soprattutto, perché giungono qui? Per rispondere a questa domanda proviamo a leggere questa cartina.
Breve sintesi della Storia Armena attraverso le date principali
Gli Armeni (in lingua armena: Հայեր, Hayer) sono un popolo storicamente stanziato nell'Anatolia orientale. Una larga concentrazione di Armeni si trova in Armenia, dove rappresentano il gruppo etnico di maggioranza, mentre molte altre comunità si trovano sparse per il globo, per un totale di circa 8 milioni di individui, di cui 1.130.491 in Russia. 
 Armeni hanno popolato l'Anatolia e il sud del Caucaso per oltre 3.500 anni fino all'inizio del loro sterminio voluto e programmato dalla cancelleria tedesca a supporto del governo turco. La maggior parte degli storici tende a considerare le motivazioni addotte dai Giovani Turchi come propaganda, e a sottolinearne il progetto politico mirante alla creazione in Anatolia di uno Stato turco etnicamente omogeneo. 
Comunicato Stampa
Santa Messa in Rito Armeno a Casal di Principe - 2015
Secondo altre tesi gli interessi nel Genocidio Armeno non furono solo quelli dei governo turco ma dei cosiddetti imperi centrali di Austria e Germania. Secondo tale tesi le motivazioni andrebbero ricercate in un fattore economico legato alla costruzione di una grande ferrovia che collegasse Austria-Germania e impero turco da Istanbul ad Ankara fino alla Siria per contrastare gli interessi Franco-Britannici nell'area. Qualcosa di simile a quanto accaduto negli Stati Uniti dove le popolazioni native americane furono sterminate perché la loro presenza costituiva impedimento all'ampliamento della ferrovia. Il Pangermanesimo e il Panturchismo infatti speravano di arrivare insieme non solo ad uno sbocco sul Golfo Persico ma spingendosi più ad Est sino all'India ed al ritorno al luogo da cui queste etnie provenivano. Ciò che è certo che le complicità tedesche nel genocidio armeno sono state ampiamente riconosciute dagli atti giudiziari immediatamente successivi ai fatti del 1915.
Interno della Chiesa di San Biagio
in Casal di Principe (CE)
Gli Armeni giungono per il secondo anno consecutivo a Casal di Principe per celebrare con il Rito Armeno la memoria Liturgica di San Biagio Vescovo e Martire d'Armenia, noto in Armenia come Surb Vlas. A Casale il culto di San Biagio è diffuso dalla seconda metà dell'Ottocento, da quando una famiglia benestante, di medici e farmacisti, dovette ricorrere all'intervento del santo taumaturgo, dopo che una propria congiunta si era ammalata di un cancro alla gola, ancora oggi raro. La scienza medica dell'epoca si dichiarò impotente e per questo il santo medico fu chiamato ad intervenire e, invocato, guarì la giovane. A memoria della guarigione prodigiosa la famiglia fece erigere la cappella affidando al grande scultore Achille d'Orsi la realizzazione di una statua in gesso posto nella medesima cappella privata a lui dedicata.
Nel 2014 è stata fondata dai proprietari della Chiesa di San Biagio una associazione che si occupa della promulgazione del culto del Santo a Casal di Principe e che, affidandosi direttamente alle guida spirituale delle autorità ecclesiastiche competenti, vuole rinnovare l'antica devozione giunta al 129° anno, dando vita a progetti di collaborazione con il diretto intervento di associazioni armene sul territorio nazionale.
Il Giorno 6 febbraio 2015 in occasione del 129° anniversario della fondazione della Cappella Chiesa di San Biagio in Casal di Principe si terrà una Celebrazione Eucaristica in Rito Armeno presso la Parrocchia SS. Salvatore, Casal di Principe (provincia di Caserta).
La Celebrazione sarà presieduta dal Rev. mo Mons. Kevork Noradounguian, Arciprete Mitrato, Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma Procuratore del Patriarcato Armeno Cattolico presso la Santa Sede.
Al termine della Santa Messa, una processione accompagnerà il quadro del Santo nella Chiesa a Lui dedicata in Piazza Barone.
L'evento è disponibile anche su Facebook al seguente indirizzo: https://www.facebook.com/events/517805505028616/?fref=ts.

venerdì 23 gennaio 2015

La Congregazione per le Cause dei Santi dichiarerà Gregorio di Narek Dottore della Chiesa


San Gregorio di Narek in studio
La Congregazione per le Cause dei Santi del Vaticano sarebbe in procinto di dichiarare il monaco armeno medievale, teologo, poeta, filosofo, san Gregorio di Narek quale Dottore della Chiesa Universale. Lo riferisce Armepress citando infocatolica.com. 
Gregorio di Narek (951-1003) è un santo della Chiesa Universale. 
Era un frate, poeta, filosofo mistico armeno e teologo, nato in una famiglia di scrittori. 
Suo padre, Khosrov, era un arcivescovo. Perse la madre molto presto, così fu educato da suo cugino, Anania di Narek, fondatore del monastero e la scuola del villaggio. 
Quasi tutta la sua vita ha vissuto nei monasteri di Narek (nella Grande Armenia, ora Turchia) dove insegnò presso la scuola monastica.
Fu autore dell'interpretazione mistica del "Cantico dei Cantici" (977) e di numerosi scritti poetici. La sua Poesia è profondamente biblica ed è pervasa di immagini, temi e realtà della storia sacra, distinti con intima, di carattere personale. 

Il suo "Libro delle Lamentazioni" (pubblicato nel 1673 a Marsiglia) fu tradotto in molte lingue e ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo della lingua letteraria armena.
Al suo intervento sono attribuiti numerosi miracoli secondo la tradizione orale forse per questa ragione veniva indicato come una sorta di angelo in forma umana.
Il Monastero di Narek fu completamente raso al suolo nel Ventesimo secolo dopo il Genocidio Armeno. 
Nato circa 950 da una famiglia di accademici ecclesiastici, san Gregorio entrò nel Monastero di Narek, sulla sponda sud-est del lago di Van, in giovane età. Poco prima del primo millennio del cristianesimo, il Monastero di Narek era un fiorente centro di apprendimento.
Questi erano i tempi relativamente tranquilli, in cui si sviluppavano l'arte e la creatività prima delle invasioni turche e mongole che ha cambiato la vita per sempre armeno.
Questi erano i tempi relativamente tranquilli, creative prima delle invasioni turche e mongole che ha cambiato la vita per sempre armeno.
Il Libro delle Preghiere è il lavoro dei suoi anni maturi. Lo considerò quale suo ultimo testamento: descrivendo le sue lettere come il suo corpo, il suo messaggio come la sua anima. San Gregorio ha lasciato questo mondo nel 1003, ma la sua voce continua a parlarci.
Scritte poco prima del primo millennio del cristianesimo, le preghiere di san Gregorio di Narek sono da tempo state riconosciute come gemme della letteratura cristiana. San Gregorio ha indicato il suo libro come un'enciclopedia di preghiera per tutti i popoli. Infatti egli sperava che il suo libro sarebbe servito come guida per la preghiera da parte di persone di tutte parti del mondo.
Nelle 95 preghiere di grazia San Gregorio si avvale della potenzialità squisita della lingua armena classica in grado di tradurre i sospiri puri dei cuori affranto e umiliati in un'offerta di parole gradita a Dio.
Il risultato è un edificio di fede durato lungo i secoli, unico nella letteratura cristiana per il suo ricco immaginario, la sua sottile la teologia, la sua erudizione biblica, e allo stesso tempo per l'immediatezza sincera nella comunicazione con Dio.

giovedì 15 gennaio 2015

Ils sont tombés - Essi sono caduti



Ils Sont Tombés
Chales Aznavour - Georges Garvarentz

Essi Sono Caduti
trad. Carlo Coppola
Ils sont tombés, sans trop savoir pourquoi
Sono caduti, senza conoscere troppi perché
Hommes, femmes, et enfants qui ne voulaient que vivre
Uomini, donne e bambini che volevano solo vivere
Avec des gestes lourds comme des hommes ivres
con movimenti pesanti come  uomini ubriachi
Mutilés, massacrés, les yeux ouverts d’effroi.

mutilati, massacrati, gli occhi spalancati per il terrore.
Ils sont tombés en invoquant leur Dieu
Sono caduti invocando il loro Dio
Au seuil de leur église ou au pas de leur porte
sulla soglia della Loro Chiesa o della loro porta
En troupeau de désert, titubant, en cohorte
in greggi nel deserto, barcollando, raggruppati
Terrassés par la soif, la faim, le fer, le feu.

stremati per la sete, la fame, il ferro, il fuoco.
Nul n’éleva la voix dans un monde euphorique
Nessuno alzò la voce in un mondo euforico
Tandis que croupissait un peuple dans son sang
mentre un popolo languiva dentro il proprio sangue
L’Europe découvrait le jazz et sa musique
L'Europa scopriva il jazz e la sua musica
Les plaintes des trompettes couvraient les cris d’enfants.

gli squilli delle trombe coprivano le grida dei fanciulli.
Ils sont tombés pudiquement, sans bruit,
Sono caduti pudicamente, senza rumore,
Par milliers, par millions, sans que le monde bouge,
a migliaia, a milioni, senza che il mondo si movesse,
Devenant un instant, minuscules fleurs rouges
diventanti in un istante, minuscoli fiori rossi
Recouverts par un vent de sable et puis d’oubli.

ricoperti da un vento di sabbia e di oblio.
Ils sont tombés, les yeux pleins de soleil,
Sono caduti, con gli occhi pieni di sole,
Comme un oiseau qu’en vol une balle fracasse
come un uccello che una pallottola trafigge in volo
Pour mourir n’importe où et sans laisser de traces,
per morire in un luogo qualsiasi e senza lasciare nessuna traccia
Ignorés, oubliés dans leur dernier sommeil.

ignorati, dimenticati nel loro sonno perpetuo.
Ils sont tombés en croyant, ingénus,
Sono caduti credendo ingenuamente
Que leurs enfants pourraient continuer leur enfance,
che l'infanzia dei loro figli potesse continuare
Qu’un jour ils fouleraient des terres d’espérance.
che un giorno avrebbero calcato terre di speranza.
Dans des pays ouverts d’hommes aux mains tendues.

in paesi aperti di uomini dalle mani tese.
Moi je suis de ce peuple qui dort sans sépulture
Io sono di questo popolo che dorme senza sepoltura
Qui choisit de mourir sans abdiquer sa foi,
che sceglie di morire senza abdicare la propria fede,
Qui n’a jamais baisser la tête sous l’injure,
che non ha mai abbassato la testa sotto le offese,
Qui survit malgré tout et qui ne se plaint pas.

che sopravvive nonostante tutto e non si lamenta.
Ils sont tombés pour entrer dans la nuit
Sono caduti per entrare nella notte eterna
Eternelle des temps, au bout de leur courage
dei tempi, fino allo stremo del loro coraggio
La mort les a frappés sans demander leur âge
la morte li ha colpiti senza chiedere loro l'età
Puisqu’ils étaient fautifs d’être enfants d’Arménie.
poiché erano colpevoli di essere figli d' Armenia.

domenica 4 gennaio 2015

31 gennaio 2015 - Santa Messa in Rito Armeno a Padova

Basilica di Sant'Antonio da Padova
Informiamo tutti gli amici Armeni Cattolici e non Cattolici in Italia che Sabato 31 gennaio 2015 alle ore 18.00 presso la Basilica di Sant'Antonio da Padova nella Sala del Capitolo (Cappella del Chiosto della Magnolia) S.E. Boghos Levon Zekiyan presiederà la Santa Messa in Rito Armeno accompagnata da canti liturgici in lingua armena.
S.E. Zekiyan durante la concelebrazione con Papa Francesco
Negli scorsi mesi S.E. Boghos Levon Zekiyan - amministratore Apostolico della Archieparchia di Istanbul degli Armeni cattolici e Arcivescovo titolare di Amida degli Armeni, docente presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma di Teologia della Chiesa Armena e già docente di Lingua e Letteratura Armena presso l'Università Ca' Foscari di Venezia - ha inteso proporre un percorso sulla storia armena a partire dal concetto di martirio in relazione al Genocidio del 1915 ("Metz Yeghern"). 
Il Percorso attraverso i seguenti temi ed argomenti ha già toccato i seguenti temi: Introduzione al concetto di martirio: il martirio nella storia dei popoli e delle religioni e Il martirio nell'Antico Testamento e agli albori della Chiesa.
Ultimo appuntamento, che si terrà il 31 gennaio 2015, toccherà la seguente problematica "Le varie tipologie di martirio: Verso una definizione teologica del martirio".

sabato 3 gennaio 2015

Incoraggiamento per l'attività compiuta dalla Comunità Armena Pugliese

Riceviamo da Vahè Massihi Vartanian una lettera di incoraggiamento per le attività e gli sforzi compiuti dalla Comunità Armena di Bari e della Puglia nel corso degli ultimi anni e di sprone per gli eventi e le manifestazioni future.

recenti manifestazione della Comunità Armena di Bari
Caro Rupen e ai cari amici della Puglia,
Grazie per condividere in occasione di ogni evento culturale, in cui riesci a radunare intorno a te tanti amici soprattutto armeni, la tua storia che è la storia di noi tutti e della Puglia. Vivere e far rivivere la storia é uno strumento di amicizia e di reciproca conoscenza mentre chiudersi in sé, sotto il fardello dei ricordi, é sottoporsi ad un atto di estrema violenza che produce tristezza e malessere.
La forma di autogoverno degli Armeni in Italia, ben descritta da Agopik Manoukian nel suo recentissimo libro, fa onore a chi ha potuto dare di più e ad un paese che ha saputo riconoscere e valorizzare nuove presenze e convivenze. 
La vita di Hrand Nazariantz non è più solo la sua vita privata ma, grazie alla condivisione tramite racconti e testimonianze, é patrimonio di tutti, ecco perché ti ho seguito da sempre insieme agli altri amici, almeno dal 2000. 
Basta ricordare tutte le iniziative intraprese a Bari e a Casamassima, ormai note al tutto il mondo e non più cancellabili. I contestatori fanno il loro mestiere ma rimarranno isolati, forse al servizio di migliori offerenti, sono una minoranza sparsi ovunque. 
Siamo forti ed andiamo avanti per la nostra strada!
Buon Anno e Buon Natale.

giovedì 1 gennaio 2015

Buon Anno 2015 - Nel Ricordo del Genocidio Armeno

Khachkar di Bari
Dal Centro Studi Hrand Nazariantz formuliamo a Tutti Gli Amici che leggono questo blog gli Auguri di un ottimo Anno 2015.
E' appena iniziato un anno importante per gli Armeni e per tutti coloro che portano rispetto per una cultura e civiltà importantissima che tanto ha dato all'umanità. E' stato, infatti, scritto "Chi Serve la Causa Armena Serve l'intera civiltà Umana"
Auguriamo di poter commemorare il primo Centenario del Genocidio Armeno, primo dell'epoca moderna, nel miglior modo possibile. 
La Pietra posta tra le due Bandiere, Italiana e a sinistra e Armena a destra, si chiama Khach  (Croce) Kar (pietra). E' certamente un simbolo precristiano, come i Menhir sparsi in tutto il continente Europeo. I blocchi di pietra erano istoriati con bellissimi graffiti, quasi lavori all'uncinetto su pietra. Finemente lavorato e scolpiti con simboli solari con l'avvento dell'era Cristiana vennero poi incisi con simboli cristiani come croci, elementi floreali, animali mitologici presenti nella Bibbia. Molti ne sono stati distrutti dall'incuria dell'uomo è dal tentativo di eliminare per sempre la grande storia del popolo armeno. La loro presenza e resistenza sul territorio, infatti, rappresenta un tentativo di Risorgimento del popolo stesso con la sola identità cultura e peculiarità.