lunedì 25 gennaio 2016

Hrand Nazariantz 25 gennaio 1962 - 25 gennaio 2016

Ricorre oggi il 54º anniversario della morte del poeta Hrand Nazariantz
Per Ricordarne le gesta poetiche e la figura abbiamo scelto una fotografia composta il signor Seiran Sarkisyan.




domenica 24 gennaio 2016

Մենք քիչ ենք‚ սակայն մեզ հայ են ասում։ - Siamo Pochi ma siamo Armeni






ՔԻՉ ԵՆՔ‚ ԲԱՅՑ ՀԱՅ ԵՆՔ


Մենք քիչ ենք‚ սակայն մեզ հայ են ասում։
Մենք մեզ ո՛չ ոքից չենք գերադասում։
Պարզապէս մենք էլ պիտի ընդունենք‚
Որ մենք‚ միայն մենք Արարատ ունենք‚
Եվ որ այստեղ է՝ բարձրիկ Սեւանում‚
Երկինքը իր ճիշտ պատճենը հանում։
Պարզապէս Դաւիթն այստեղ է կռուել։
Պարզապէս Նարեկն այստեղ է գրուել։
Պարզապէս գիտենք ժայռից վանք կերտել‚
Քարից շինել ձուկ, եւ թռչուն՝ կաւից‚
Ուսուցման համար եւ աշակերտել
Գեղեցկի՛ն‚
Բարու՛ն‚
Վսեմի՛ն‚
Լաւի˜ն…
Մենք քիչ ենք‚ սակայն մեզ հայ են ասում։
Մենք մեզ ոչ մէկից չենք գերադասում
Պարզապէս մեր բախտն ուրիշ է եղել‚
Պարզապէս շատ ենք մենք արիւն հեղել:
Պարզապէս մենք մեր դարաւոր կեանքում‚
Երբ եղել ենք շատ
Ու եղել կանգուն‚
Դարձեալ չենք ճնշել մէկ ուրիշ ազգի‚
Ո՛չ ոք չի տուժել զարկից մեր բազկի։
Եթե գերել ենք՝
Լոկ մեր գրքերով.
Եթե տիրել ենք՝
Լոկ մեր ձիրքերով…
Պարզապէս մահն է մեզ սիրահարուել‚
Իսկ մենք ինքնակամ նրան չենք տրուել։
Ու երբ ճարահատ մեր հողն ենք թողել՝
Ուր էլ որ հասել‚ որտեղ էլ եղել‚
Ջանացել ենք մենք ամէնքի համար:
Շինել ենք կամուրջ‚
Կապել ենք կամար‚
Ամեն տեղ հերկել‚
Հասցըրել բերքեր‚
Ամենքին տուել միտք‚ առած‚ երգեր՝
Պաշտպանել նրանց հոգեւոր ցրտից‚-
Ամեն տեղ թողել մեր աչքից՝ ցոլանք‚
Մեր հոգուց՝ մասունք‚
Եւ նշխար՝ սրտից…
Մենք քիչ ենք‚ այո՛‚ բայց կոչւում ենք հայ,
Գիտենք դեռ չանցած վէրքերից տնքալ‚
Բայց նոր խնդութեամբ ցնծալ ու հրճուել:
Գիտենք թշնամու կողը մխրճուել
Ու բարեկամին դառնալ աջակից:
Դուրս գալ մեզ արուած բարութեան տակից՝
Մէկի փոխարեն տասն հատուցելով…
Յօգուտ արդարի եւ արեգակի
Գիտենք քուէարկել մեր կեանքով նաեւ…
Բայց թէ կամենան մեզ բռնի վառել,
Մենք գիտենք մխալ եւ կրակ մարել:
Իսկ եթէ պէտք է խաւարը ցրել՝
Գիտենք մոխրանալ որպէս վառ կերոն.
Եւ գիտենք նաեւ մեզ կրքոտ սիրել‚
Բայց ուրիշներին միշտ էլ յարգելով…
Մենք մեզ ոչ մէկից չենք գերադասում‚
Բայց մեզ էլ գիտենք –
Մեզ հայ են ասում։
Եւ ինչո՞ւ պիտի չհպարտանանք…
Կա՛նք։ Պիտի լինե՛նք։ Ու դեռ շատանա˜նք։
****

Siamo pochi, ma ci chiamano armeni.
Non ci consideriamo superiori a nessuno.
Semplicemente, anche noi dobbiamo accettare,
Che noi, soltanto noi, abbiamo l’Ararat,
E che è qui, sulle alture del Sevan,
dove il cielo rispecchia la sua esatta copia.
Semplicemente, David, ha lottato qui.
Semplicemente, Narek, è stato scritto qui.
Semplicemente, sappiamo scolpire dalla roccia
conventi,
Dalla pietra realizzare pesci
e dalla terracotta uomini,
per l’insegnamento e per perseguire
Il Bello,
Il Buono,
Il Nobile,
Il Sublime.
Siamo pochi, ma ci chiamano armeni.
Noi non ci consideriamo superiori a nessuno.
Semplicemente la nostra sorte è stata diversa,
Semplicemente, abbiamo dovuto versare molto
sangue:
Semplicemente, durante la nostra secolare
esistenza,
Quando eravamo forti
Ed eravamo in piedi,
Non abbiamo assoggettato alcun altro popolo,
Nessuno ha subito danni dal colpo della nostra
mano.
Se abbiamo fatto schiavi ,
È stato solo con i nostri libri,
Se abbiamo dominato,
È stato solo con il nostro talento...
E quando siamo stati costretti a lasciare la no-
stra terra,
laddove siamo giunti e ovunque siamo andati,
Ci siamo impegnati a favore di tutti,
Abbiamo costruito ponti,
Unito archi,
Ovunque a mietere,
fruttificare,
Abbiamo offerto a tutti idee, massime, canti:
Li abbiamo difesi dal gelo dell’anima-
Abbiamo lasciato dappertutto il riflesso dei
nostri sguardi,
Le reliquie delle nostre anime
E l’eucaristia dei nostri cuori.
Siamo pochi, è vero, ma ci chiamiamo armeni.
Sappiamo guarire dopo le ferite dolenti
E con nuovo entusiasmo gioire e far festa:
Sappiamo penetrare nel costato del nemico,
Ed dare sostegno a chi ci dichiara amicizia:
Sdebitarci del bene che ci hanno offerto,
Ripagando cento volte quel poco ricevuto...
Per i giusti e per il sole splendente,
sappiamo sacrificare perfino la nostra vita...
Ma se volessero bruciarci con violenza,
Sappiamo diventare fumo e spegnere il fuoco.
Se sarà necessario disperdere l’oscurità,
Sappiamo bruciare come candele accese.
E sappiamo anche amarci con passione,
Ma rispettando sempre anche gli altri.
Noi non ci consideriamo superiori a nessuno-
Ma conosciamo noi stessi,
siamo chiamati armeni!
E perché non dobbiamo esserne orgogliosi...
Ci siamo! Ci saremo! E ci moltiplicheremo!

****************************

We are few but we are called Armenians
We do not put ourselves above anyone
Simply we also admit that we, only we have Mount Ararat
And that it is right here on the clear Sevan
that the sky could make its exact duplicate
Simply David has indeed fought right here
Simply the Narek was written right here
Simply we know how to build from the rock, a monastery
How to make fish from stone, how to make man from clay
To learn to become the student of the beautiful,
the kind, the noble, and the good

We are few, but we are called Armenians
We do not put ourselves above anyone
Simply our fortune has just been so different
Simply we have just shed too much blood
Simply in our lives of centuries long
When we were many and when we were strong
Even then we did not oppress any nation
See, centuries have come and centuries have passed
Yet over no one have we become tyrants
If we have enslaved, only with our eyes
And if we have ruled, only with our books
If we have prevailed, only with our talents
And if we have ever oppressed,
it has only been with our wounds

Simply with us death had fallen in love
Yet we willingly did not give ourselves
And when we were forced to leave our own land
Where ever we reached, where ever we went
Everywhere we left indelible trace
We have joined efforts for everyone, always
We plowed everywhere, we built bridges, we tied arches
We plowed everywhere and we brought forth crops
We gave everyone mind, proverbs, and songs
Another words we defended them from spiritual coldness
Every where we left our eyes reflection
A peace of our soul and a sacrament from the heart itself

We are few, truly, but we are Armenians
And by being few we do not succumb
Because it is better to be few in life, then to control life by being many
Because it is better rather to be few, then to be masters by being many
Because it is better to be few, then to be swindlers
We are few, yes, but we are Armenians
And we know how to sigh from yet unhealed wounds
But with a new juice we rejoice and we cheer
We know how to thrust into the foe's side
And how to lend a helping hand to our friend
How to repay goodness which was done to us
by compensating for each one by ten
And the benefit of it just in the sun
We vote with our lives, not only with our hands
Yet if they desire to rule us with force
We know how to smoke and how to quench their fire
And if it is needed to disperse darkness
we can turn into ashes like burning candles
And we know as well how to make love with lust
And we do this always by respecting others
See we do not put ourselves above anyone,
but we know ourselves We are called Armenians
And why should we not feel pride about that
We are, We shall be, and become many.

sabato 23 gennaio 2016

Con Anna Kasyan per l'uscita del film "L'abbiamo fatta grossa"

Locandina del Film
"L'abbiamo fatta Grossa" di Carlo Verdone

Anna Kasyan, attrice e soprano, georgiana di origine armena è la protagonista femminile del nuovo film di Carlo Verdone intitolato "L'abbiamo fatta grossa" che uscirà nelle sale italiane il 28 gennaio 2016.
Come sappiamo Verdone e suo padre, il critico e docente universitario di Storia del Cinema Mario Verdone, sono stati da sempre legati alla causa armena.
La comunità armena nel 2013 ha avuto l'opportunità di incontrare e conoscere Anna Kasyan, protagonista del "Così fan tutte" al Teatro Petruzzelli di Bari.
Contattata da Carlo Coppola, segretario del Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari, l'artista si era mostrata dimostrata immediatamente disponibile all'incontro con la comunità e così un sabato sera scaturì l'incontro di cui ci resta un video amatoriale:



Anna Kasyan proviene da una famiglia di artisti, Ovanes Kasyan (Kassian), artista emerito di Georgia, è stato un celebre interprete del clarinetto e del duduk. Egli ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo artistico del duduk in Georgia, così come nelle regioni del Caucaso. 

Rappresentanza della Comunità Armena di Bari
con Anna Kasyan nel 2013 davanti al
Katchkar di Bari

Ovanes Kasyan è stato fondare della scuola di duduk per i giovani allievi appassionati di quest'arte a Tbilisi. Era al tempo stesso il direttore artistico dell'ensemble "Sayat Nova". Sotto la sua direzione, l'ensemble ha partecipato a numerose manifestazioni culturali nazionali e internazionali.
Tutto ciò gli permise di riscoprire e trasmettere l'opera del grande Sayat Nova. Sayat Nova fu assassinato dall'esercito dell'Agha Mohammed Khan. Anche la vita del padre di Anna, Ovanes Kasyan, è stata bruscamente interrotta da un assassinio. 
Una singolare coincidenza con la vita dell'artista a cui Oghos Kasyan ha contribuito per tutta la vita a rendere testimonianza e giusta memoria.. 
La madre di Anna, Lili Lasarev, è pianista, e celebre didattica del pianoforte. Anche le due sorelle maggiori di Anna sono musiciste: Susanna è musicologa e pianista; Ianna è violinista e direttore d'orchestra.
Fin dall'infanzia, Anna Kasyan partecipa alle serate musicali, nel salotto cultuale della casa paterna, partecipare alle serate "dai Kasyan", era considerato un privilegio e vi si potevano incontrare le celebrità dell'epoca e ascoltare i repertori classico e folklorico. In più di un'occasione pare che abbia anche cercato di suonare il celebre duduk paterno dimostrando un naturale talento. Ma il duduk è strumento ancor oggi inibito dalla tradizione alle donne e pare che Oghos le abbia inibito di suonarlo.

giovedì 21 gennaio 2016

Casal di Principe - Al via le celebrazioni per San Biagio Vescovo Armeno

foto di Bernardo Natale.


I
n occasione dei Festeggiamenti in onore di San Biagio Vescovo e Martire d'Armenia i responsabili della omonima Chiesa sita in via Croce angolo via San Biagio nel Centro Cittadino di Casal di Principe hanno concordato con le autorità ecclesiastiche locali il seguente programma per il triduo dedicato al santo:

Lunedì 01 – 02 – 2016:

A) Alle ore 7,30 Santo Rosario e Celebrazione della Santa Messa con Esposizione del S.S. SACRAMENTO per l'Adorazione Eucaristica;

B) Alle ore 17,00 Santo Rosario e Celebrazione della Santa Messa;


Martedì 02 – 02 – 2016:

A) Alle ore 7,30 Santo Rosario e Celebrazione della Santa Messa con Esposizione del S.S. SACRAMENTO per l'Adorazione Eucaristica;

B) Alle ore 17,00 Santo Rosario e Celebrazione della Santa Messa; 


Mercoledì 03 – 02 – 2016:
FESTIVITA' LITURGICA DI SAN BIAGIO
A) Alle ore 7,30 Santo Rosario e Celebrazione della Santa Messa;
B) Alle ore 09,00 Celebrazione della Santa Messa celebrata da Mons. Carlo Aversano;
C) Alle ore 11,30 Celebrazione della Santa Messa celebrata da Don Francesco Manzo;

D) Alle ore 17,00 Santo Rosario e Concelebrazione Solenne della Santa Messa concelebrata dai Sacerdoti: Don Giovanni SchiavoneDon Andrea Della Gatta e presieduta dal Vicario Generale della Diocesi Aversa Mons. Francesco Picone.
La Liturgia sarà animata dalla Soprano Katia Cerullo. 


L'assistenza sanitaria per il triduo sarà garantita dalla Croce Rossa Italiana di Casal di Principe, mentre l'UNITASI di Aversa effettuerà una tappa della speciale raccolta fondi per il Pellegrinaggio Nazionale Bambini che si svolgerà nel prossimo mese di Aprile.

martedì 12 gennaio 2016

Pubblicato il Grassi-Harutyunyan: Nuovo Dizionario Armeno-Italiano e Italiano-Armeno

Grassi-Harutyunyan nuovo dizionario
Armeno-Italiano e Italiano-Armeno
Ci piacerebbe fosse chiamato semplicemente Grassi-Harutyunyan, il primo dizionario che mette a confronto la Lingua Italiana e l'Armeno della Repubblica. 
Ci avevano provato anche altri ma per mancanza sovvenzioni il progetto era sempre finito nell'abbandono. 
L'ultimo volume simile era stato preparato da Vahan Ohanian con il titolo Dizionario italiano-armeno, armeno-italiano (1995) preceduto Nikolos Keheyan con il titolo Vocabolario armeno-italiano (1983) e pubblicato dai Padri Mechitaristi di San Lazzaro a Venezia, dopo il più famoso Dizionario italiano-armeno-turco di Padre Emanuele Ciakciak (1804 e 1837) e il Nuovo dizionario ellenico-italiano-armeno-turco compulato dai fratelli Aristace e Stefano Azarian (1848). 
Quest'anno (gennaio 2016) è la volta della Casa Editrice Hoepli, fondata dallo svizzero Ulrico Hoepli nel 1870. Questa casa è la prima non armena in Italia a impegnarsi in una così complessa di pubblicazione, ed ha aggiunto a questo, anche il merito straordinario di non aver ricevuto contributi economici esterni per tale opera. 
Il Dizionario di armeno, nella serie dei dizionari Hoepli in edizione compatta, raccoglie circa 20.000 lemmi presentati nella scrittura armena, utilizzata solo per la lingua armena.
Accanto alle traduzioni e definizioni dei vari lemmi sono presenti modi di dire tipici del linguaggio colloquiale nonché termini specifici legati ai linguaggi tecnici, commerciali, scientifici, culinari, artistici e letterari.
L'accurata scelta dei lemmi è arricchita dalla presenza della trascrizione fonetica che ne consente l'utilizzo anche da parte di chi si avvicina per la prima volta a questa lingua antichissima.
AUTRICI
Barbara Grassi, nata a Roma da madre armena e padre italiano, è laureata in Lettere presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1996. Nel 2000 è cofondatrice del periodico della Comunità armena di Roma Akhtamar, nella sua prima versione cartacea. Attualmente insegna Italiano e Storia presso l'ITC Lucio Lombardo Radice di Roma.

Roosanna Harutyunyan, nata a Jerevan (Repubblica di Armenia), è laureata in Scienze Chimiche Fisiche con Master in Fisica Chimica, all'Università Statale di Jerevan e ha svolto ricerca scientifica in laboratori internazionali europei. Ha assolto funzioni di sostegno turistico in Italia a connazionali provenienti da tutto il mondo e attualmente insegna lingua e scrittura armena ai giovani della comunità presso il Pontificio Collegio Armeno in San Nicola da Tolentino a Roma.

domenica 10 gennaio 2016

Հայր մեր - Hayr Mer - Our Father


Crocifisso nel Duomo di Foligno
Հայր մեր որ յերկինս ես,
Hayr mer, vor herkhin yes,
Padre Nostro, che sei nei Cieli

սուրբ եղիցի անուն Քո։
Surp Yegheetsi anun ko
Sia Santificato il Tuo Nome.

Եկեսցէ արքայութիւն Քո։
Yeghetze arkayutyun ko
venga il tuo regno.


Եղիցին կամք Քո
Yegheetsi gamk ko
Sia fatta la tua volontà,


որպէս յերկինս և յերկրի։
Vorbes hergeens ev hergree
come in cielo così in terra.


Զհաց մեր հանապազորդ տուր մեզ այսօր։
Z Hats mer hanabazor door mez aysor
Dacci oggi il nostro pane quotidiano;


և թող մեզ զպարտիս մեր,
Ev togh mez zbardeez mer,
rimetti a noi i nostri debiti,


որպէս և մեք թողումք մերոց պարտապանաց։
Vorbes ev menk toghunk merotz bardabanats
come noi li rimettiamo ai nostri debitori;


և մի տանիր զմեզ ի փորձութիւն։
Ev mee daneer uz mezee portstyun
e non abbandonarci nelle tentazioni,


այլ փրկեա զմեզ ի չարէն։
Ayl brgea zmezee chare
ma liberaci dal male.


զի Քո է արքայություն և զորություն
Zee ko eh arkayutyun ev zorutyun 
Perché tuo è il regno, 


և փառք յավիտյանս.
ev park haveedyants haveedeneets
tua la potenza e la gloria 
nei secoli dei secoli

Ամէն
Amen
Amen

venerdì 1 gennaio 2016

ANUŞAB o ASHURE ??? Auguri 2016 con un dolce di Pace!


Iniziamo il nuovo anno con auguri culinari. Un'ottima coppa di Ashurè: unità nella diversità e il risultato è meraviglioso, vi assicuro! Se parlate con i Turchi vi dicono che è Turca, se parlate con gli Armeni scoprirete che è Armena, se vi confrontate con i Greci vi racconteranno che è Greca, se incontrate un Curdo anche lui ne parlerà come Curda, anche un Assiro ne dirà come un cibo Assiro! 
La ricetta di questo cibo di pace è direttamente tratta da "La bastarda di Istanbul" di Elif Shafak (Ed. Rizzoli)
Si chiama anche "La Pappa di Noè" perché: dopo che Noè ha construito l'arca e ha imbarcato tutti gli animali "per giorni e giorni continuarono a navigare, e c'era acqua ovunque. Presto il cibo cominciò a scarseggiare, e non ce n'era più a sufficienza per mettere insieme un pasto. Allora Noè ordino: 'Portate ogni cosa che avete!'. E così fecero, animali e umani, insetti e uccelli, gente di fede diversa, portarono ciò che era rimasto loro. Cucinarono tutti gli ingredienti insieme, e così prepararono un gran calderone di Ashure."
"La nonna aveva messo a mollo gli ingredienti il giorno prima, e adesso si apprestava a cucinarli. Apri un armadietto e tirò fuori una grossa pentola. Bisognava sempre tenere in casa un pentolone adatto per l'ashure.



Ingredienti:

1/2 tazza di ceci
1 tazza di grano integro in chicchi
1 tazza di riso
1 tazza e 1/2 di zucchero
1/2 tazza di nocciole tostate
1/2 tazza di pistacchi
1/2 tazza di pinoli
1 cucchiaino di vaniglia
1/3 tazza di uvetta
1/3 tazza di fichi secchi
1/3 tazza di albicocche secche
1/2 tazza di scorze d'arancia
2 cucchiaini di acqua di rose

Decorazione:
2 cucchiaini di cannella
1/2 tazza di mandorle sbiancate e affettate
1/2 tazza di semi di melagrana

Preparazione:

La maggior parte degli ingredienti va messa a bagno il giorno precedente, come segue:
Lavare accuratamente ceci, grano, riso e poi lasciarli a mollo tutta la nottein ciotole separate. Immergere fichi, albicocche e scorze d'arancia in acqua calda per mezz'ora, poi scolare tenendo da parte l'acqua di ammollo, tagliare il tutto in pezzi, mescolare con l'uvetta e tenere da parte.

Cottura:
Ashure o Anushab

Coprire i ceci con cira quattro litri di acqua fredda. Portare a ebollizione e cuocere a fuoco medio per circa un'ora. Intanto portare a ebollizione 75 cl. d'acqua e cuocere riso e grano a fuoco basso per un'ora continuando a mescolare, fino quando la miscela è morbida. 
Aggiungere l'acqua di ammollo della frutta secca, lo zucchero, le nocciole spezzate, i pistacchi e i pinoli nella pentola, e far bollire il tutto a fuoco medio mescolando continuo, per 30 minuti o più. La miscela deve addensarsi leggermente fino alla consistenza di una zuppa spessa. Aggiungere la vaniglia, l'uvetta, i fichi, le albicocche e le scorze d'arancia, e cuocere per altri 20 minuti continuando a mescolare. Spegnere il fuoco e aggiungere l'acqua di rose. Lasciar raffreddare l'ashure a temperatura ambiente per un'ora o più. Spolverare con la cannella e guarnire con fettine di mandorle e semi di melagrana.