giovedì 27 febbraio 2014

sabato 1 marzo h.18.00 festa di Vartananz a Milano

Sabato 1 marzo h.18.00 proprio mentre noi alla Libreria Laterza di Bari parleremo della presenza Armena nel Medioevo nella nostra città, a Milano, presso la sede di
HAY DUN







CASARMENA

i nostri amici capitanati da Hayr Tovma Khachatryan festeggeranno il Vartananz. Chi è a Milano li raggiunga e se può contribuisca alla promozione e al sostegno di "Hay Dun".

Vartan era riuscito a mettere insieme un contingente importante. Circa 66.000 tra fanti e cavalieri, compresi parecchi volontari civili. La spina dorsale dell’esercito era formata dalla cavalleria leggere e da quella pesante (armata come i clibenarii), ma le cronache riportano anche un gran numero di arcieri e lancieri. Una forza in grado di reggere il campo con qualsiasi esercito occidentale, ma forse non abbastanza grande da respingere il mostruoso esercito sasanide.



Yazdegert e Mihr-Narseh avevano messo insieme un’armata capace di far impallidire quella di Serse. Elefanti da guerra con torrette per gli arcieri, cavalleria Savaran, arcieri a cavallo, fanteria pesante, addirittura un contingente unno, per non contare i 30-40.000 armeni di Vassak, pronti a combattere contro i propri fratelli. In tutto quasi 100.000 uomini (300.000 per le fonti armene).

Il 26 maggio 451 i due schieramenti erano divisi dal fiume Tghmout. A prescindere dall’epilogo di quella giornata, la storia dell’Armenia sarebbe cambiata drasticamente. Vartan lo sapeva, quindi pronunciò un discorso adrenalinico sull’obbligo di difendere la loro terra e la loro fede, che si concluse con queste parole:

Chi credeva che il Cristianesimo fosse per noi un abito, ora saprà che non potrà togliercelo, come il colore della nostra pelle.

Nel frattempo, i sacerdoti (sembra fossero diverse centinaia) distribuivano l’Eucarestia e le benedizioni.



La cavalleria armena attraversò il fiume con una prima carica, creando scompiglio nell’ala destra del nemico, formata dalla cavalleria “ausiliaria”. Le linee arretrate dei sasanidi però si riorganizzarono, e alla fine riuscirono a far ripiegare l’ala sinistra armena. Nel frattempo, gli armeni erano riusciti a mettere in difficoltà tutto il fronte d’attacco sasanide. Vartan stesso, vedendo la ritirata dell’ala sinistra, decise di prestarle soccorso. Riuscì a sfondare, ritrovandosi all’interno delle linee nemiche. Ed infatti Vartan trovò ad attenderlo la morte. Un vero e proprio martirio che lo vide combattere fino all’ultimo. Caduto il loro generale, gli Armeni si videro persi e si ritirarono nei castelli e nelle fortificazioni montane.

In tutto morirono circa 3.500 persiani e poco più di mille armeni. 1036 martiri.


Ricordiamo inoltre che è in preparazione una pellicola dl titolo 451 diretta dal regista armeno Rouben Kupelian proprio sulla Battaglia di Avarayr .

                                      
partecipanno alla serata

Loussine Agopian, con una breve relazione sulla storia di Vartananz 


seguirà un concerto dei maestri

Abel Arshakyan, duduk
Ani'Balian, soprano
Susanna Hacobian, soprano
Vahan Harutyunian, basso

Padre Tovma' Khachatryan, kamancia e pianoforte
Anì Martirosyan, pianoforte


Tamara Musayelian, reciterà alcuni brani

mercoledì 26 febbraio 2014

Celebrazione della Ricorrenza dei Vardanank 2014

Riceviamo e pubblichaimo con piacere una lettera appena giuntaci dal Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, Rev.mo Mons. Kevork Noradounguian, Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, Procuratore del Patriarcato Armeno Cattolico presso la Santa Sede.



Carissimi fratelli e sorelle domani, giovedì 27 febbraio secondo il calendario liturgico della nostra Santa Chiesa, ricorre la memoria di S. Vartan e dei Martiri di Avarayr.
Celebreremo l’importante commemorazione con la Santa Liturgia di domenica prossima 2 marzo, la quale sarà concelebrata dal Rev.mo Don Riccardo Pane
Don Riccardo, che molti di voi conoscono, è un presbitero della Chiesa di Bologna, laureato in lettere classiche all’Università di Bologna, conseguito il dottorato in Teologia patristica, è membro dell’Associazione internazionale di studi armenistici, nonché autore di numerose pubblicazioni di interesse patristico, liturgico e armenistico tra cui la “Storia di Vardan e dei martiri armeni”. 
Nella celebrazione di domenica prossima, terrà la sua riflessione sul tema del martirio in relazione alla Pasqua del Cristo, così come emerge nella vicenda dei Vardanank
Rivolgo a tutti voi il mio caloroso invito a partecipare alla importante celebrazione. Con l’occasione vi invio i miei cordiali saluti invocando su voi la benedizione del Signore. 

Vostro
Hayr Kevork

martedì 25 febbraio 2014

Il Tredicesimo Papiro alla Laterza


Nella Bari multietnica dell'Anno Domini 1002, cultura e politica si scontrano e si incontrano. 
Tra queste una delle principali è quella Armena. Dopo l'arrivo dei Saraceni e la fuga dal loro monastero dove copiano preziosi manoscritti, l'Abate Gerolamo e il monaco Leone indagano su fatti misteriosi che accadono in città. 
Riusciranno i due monaci a riportare la tranquillità nelle case dei baresi e a sconfiggere contemporaneamente i Saraceni invasori? ....


...Lo scoprirete sabato 01 marzo 2014 alle ore 18:00, quando, nella splendida cornice della Libreria Laterza, Vito Antonio Loprieno discuterà del suo nuovo romanzo Il Tredicesimo Papiro

con: 

Cosma Cafueri - Presidente del Centro Studi Hrand Nazariantz (հետազոտական կենտրոն Հրանտ Նազարյանց)

Carlo Coppola - Segretario Centro Studi Hrand Nazariantz

Sergio Chiaffarata - Storico

L'attore Lino De Venuto leggerà brani tratti dal volume

Porgerà i suoi saluti la magnifica padrona di casa Maria Laterza.

lunedì 24 febbraio 2014

"Il Sangue dell'Europa". Riflessioni sulla situazione politica


Il sangue d'Europa. Il 21 febbraio del 1950 usciva, postuma, la raccolta di articoli di GiaimePintor intitolata "Il sangue d'Europa". Il libro prendeva il titolo dallo scritto più significativo del patriota italiano che, morto dilaniato da una mina tedesca mentre cercava di raggiungere un gruppo partigiano, aveva attraversato e meditato trasversalmente le cause soprattutto culturali della più grande tragedia che l'Europa, e da qui il mondo, vivevano mentre lui era vivo.

L'Europa com'è ora, ci piaccia o meno, è nata dal più grande massacro che la storia dell'umanità ricordi: 70 milioni di morti e sofferenze e atrocità impossibili da narrare compiutamente. E questo immane disastro aveva preso le mosse dai nazionalismi, a loro volta suscitati a catena da altri nazionalismi in un'Europa incapace di rifarsi alla sua profonda 'cultura comune', che pure per secoli ha intrecciato profondamente i destini di tutti i popoli che la componevano.

E fu da quel generale e fondamentale'pensarsi senza gli altri' che scaturì la catastrofe. Le parole di Pintor, scritte nel momento più acuto di quell'epoca tragica, furono e sono un monito lucido quanto fermo a chi sarebbe venuto 'dopo', dopo la fine di quella guerra. Un monito all'Italia e alle altre nazioni d'Europa, ai loro intellettuali e classi dirigenti futuri proprio a 'ripensarsi' come "Europa" e a non risolvere le proprie contraddizioni nello spargimento finale del suo stesso sangue. Dopo 70 anni, un'Europa migliore e più consapevole di sé è stata costruita, e questo è innegabile anche dai suoi detrattori. E' un'Europa che ha superato la guerra fredda e che nel contempo ha saputo costruire, sotto garanzie altrui, un modello di società e di esistenza che non ha eguali al mondo pur con tutti i suoi difetti generali e locali. Ma molto deve essere ancora fatto, e lo sappiamo tutti noi che abbiamo visto negli ultimi anni un continente che, sotto i colpi di una crisi economica sicuramente grave, ha però presto derubricato le ragioni più profonde della sua condizione e del suo percorso verso la progressiva unificazione riducendole a istanze e parametri economici, riaprendo così il pericolo di rischi culturali e politici che fanno capo proprio a quel 'pensarsi da soli' contro il quale ammoniva Giaime Pintor.

Il 21 febbraio 1950 usciva 'Il sangue d'Europa', ed il 21 febbraio 2014, a Kiev scorreva il primo sangue per l'Europa. Per questa Europa, per la nostra Europa che noi qui tanto continuiamo ad esecrare come una sciagura. A Kiev ci sono stati 82 morti e più di 600 feriti sotto le bandiere cielostellate che fino a quel giorno non sono state altro che un simbolo quasi solo burocratico e che fino ad ora mai avevano sventolato in una battaglia, in una guerra, per rivendicare un'appartenenza alla patria delle nostre patrie. 

Possiamo dimenticare queste persone, uomini e donne, questi europei, morti per un ideale che noi non sappiamo più riproporre, sentire, riarticolare nelle nostre speranze e nelle nostre vite? Possiamo non avvertire come 'nostri' questi 82 morti ucraini, i primi 'caduti' per la causa europea? Non ricapitoliamo qui i fatti politici che hanno portato alla strage di Kiev con tutti i distinguo del caso. A noi interessa rimarcare come nonostante il suo torpore e la sua crisi identitaria l'Europa resta un sogno ed uno scopo per tutti gli europei che...non ne fanno parte. L'Europa che 'non é ancora Europa' é quasi tutta quella che è all'est dell'Unione: da quella balcanica, colpevolmente ed assurdamente lasciata naufragare 20 anni fa anch'essa in un bagno di sangue nel cuore del nostro continente, a quella ex sovietica, come l'Ucraina, la Bielorussia (abbandonata all'ultima dittatura su suolo europeo), la Moldavia, che non vengono aiutate se non timidamente a rientrare nel contesto dell'Unione. Per convenienze, connivenze, cinismi, burocrazia e noi diciamo anche 'ignoranza'.

L'Unione Europea è in crisi perché ha trascurato da anni le ragioni fondanti della sua attuale identità, che prima che economiche sono culturali e ben più forti di quanto oggi si pensi. A dispetto di quello che comunemente si crede, sono quelle le basi del suo status economico, perché ne definiscono e ne delimitano l'ambito esistenziale ed ideale. Smarrita via via questa consapevolezza, incarnata dalla politica fino agli anni '80, l'animale 'mercato' ha informato di sé il processo di costruzione dell'Europa, rendendola sempre meno significativa sul piano politico internazionale e straordinariamente poco coesa al suo interno. Ciononostante, il processo 'gravitazionale' dell'Europa continua e continuerà, e guai a non saperlo governare come purtroppo sembrano dimostrare i fatti di Kiev.
  
Quella europea é una 'questione' che dobbiamo riproporre a noi stessi in termini nuovi e consapevoli. Quello che é successo in Ucraina ci dice che la 'questione Europa' si giocherà proprio nel rapporto con il Est, sanando attivamente i problemi balcanici, che ribollono ancora sotto il calderone e chiarendo quelli dell'ex blocco sovietico, anche attraverso una revisione costruttiva dei rapporti con la Russia (che pure è Europa). Se l'Europa continua a guardare solo al proprio 'pil' e al proprio export come unici parametri di sviluppo prima o poi potrebbe pagare caro in termini di disgregazione, cosa tutt'altro che improbabile se non si investe in nuove azioni di cittadinanza e di appartenenza. Dobbiamo riscoprirla, la nostra attuale identità europea. Che piaccia o no, siamo un modello, una speranza, pur con tutti i nostri problemi e le nostre contraddizioni. Lo dobbiamo alla memoria dei morti di Kiev, di una periferia d'Europa che da oggi é diventata struggemente centro.
SUO

E dobbiamo farlo per milioni di altri europei che non desiderano semplicemente vivere secondo i nostri standards economici quanto di vivere con gli stessi diritti e la stessa libertà di cui noi godiamo e di cui non sembriamo più essere degni. 

 Cosma Cafueri

presidente Centro Studi Hrand Nazariantz

sabato 22 febbraio 2014

ՕՋԱԽՈՒՄ / Ojakhum: versioni a confronto


La prima versione è cantata da Ofelia Hampartsumian 




La seconda versione, arrangiata da Riccardo Giagni, è interpretata dalla splendida voce di  Valentina Karakhanian che riesce a dare, a suoni e parole tanto profonde e antichi, una vita nuova sospendendoli nel tempo e nello spazio. Il brano è tratto dalla colonna sonora del film l'Ora di Religione del grande maestro Marco Bellocchio.




  grazie per la segnazione del testo a T. B. 

Սրտանց արի, քո սերն եմ էս հյուրընկալ օջախում,
Ազնիվ սրտի հուր սիրո, հիշատակ կա օջախում։
Մի՞թե սիրտը մութ է քո, չէ՞ որ դու իմ աստղն ես,
Անհուն երկնի շողն առած, կենաց սիրտ կա օջախում։
Դե', արի շորորա,
Տաղ ասեմ նազերիդ,
Օջախս տխուր է առանց քեզ, նազելի,
Ախ, աչքս քո ճամփին խամրում է, ի՞նչ անեմ,
Ախ, սիրտս կարոտից մարվում է, ի՞նչ անեմ։ Լեռնական է իմ հոգին, աստղերի հետ կխոսի,
Մոտ և հեռու ոլորուն, ճամփեքի հետ կխոսի,
Հոգուս հավքը միշտ քեզ հետ՝ երազի մեջ կխոսի,
Քո հուր սիրուց չմարող վառ կրակ կա օջախում։

Ինչքան էլ որ խիստ լինի ձյուն-ձմեռը էս տարվա,
Ինչքան էլ որ ուշ բացվեն ճամփաները գարունքվա,
Կրակները սրտերի չեն մարի, չեն մոխրանա,
Ինչպես կրակ մի անմար, վառ կմնա օջախում։

Արագիլը գարունքին գալիս, գտնում է բույնը,
Հազար շյուղեր նա բերում, նորոգում է իր բույնը,
Աշոտ, դու էլ էս գիշեր կառնես քո աչքի քունը,
Թե սիրածդ սրտաբաց գա ու մնա օջախում։
Դե', արի շորորա,
Տաղ ասեմ նազերիդ,
Օջախս տխուր է առանց քեզ, նազելի,
Ախ, աչքս քո ճամփին խամրում է, ի՞նչ անեմ,
Ախ, սիրտս կարոտից մարվում է, ի՞նչ անեմ

giovedì 20 febbraio 2014

Casal di Principe e gli Armeni: tracce di una possibile amicizia

Sabato 8 Febbraio 2014 la cittadinanza di Casal di Principe (CE) ha avuto l'onore di ospitare un evento unico per la sua storia. La solenne Celebrazione Eucaristica in Rito Armeno in onore di SAN BIAGIO Vescovo e Martire, in occasione del 128° Anniversario della Fondazione della Cappella a lui dedicata di proprietà della famiglia Natale. Alla fine della giornata un gruppo spontaneo di cittadini ha proposto l'istituzione di un comitato di amicizia fra la città di Casal di Principe e l'Armenia, dedicato al grande Santo Vescovo taumaturgo amato nell'intera Diocesi. 

L'iniziativa è nata dal connubio fra Bernardo Natale e famiglia, proprietari della Cappella di San Biagio e Carlo Coppola, segretario del Centro Studi Hrand Nazariantz e studioso, che ha curato i contatti con l'ottima Segreteria del Pontificio Collegio Armeno di Roma.
Indispensabile alla realizzazione della manifestazione è stata la guida sapiente e magistrale di mons. Carlo Aversano, parroco del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, Vicario Episcopale per il Laicato, e Vicario Foraneo per la Zona di Casal di Principe della Diocesi di Aversa.
  
La Santa Messa, iniziata come da programma alle ore 11:00, e stata officiata nella Parrocchia del Santissimo Salvatore e presieduta dal Rev.mo Mons. Kevork Noradounguian, Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, Procuratore del Patriarcato Armeno Cattolico presso la Santa Sede. 

A Rendere suggestiva la manifestazione ha contribuito lo splendido servizio liturgico offerto dai seminaristi del Pontificio Collegio Armeno e dal Coro dello stesso diretto da Valentina Karakhanian, nota soprano interprete e compositrice di bellissime colonne sonore e accompagnato al pianoforte da Diana Gabrielyan.

Nella Sua articola, e accorata, omelia il Rev.mo Mons. Noradounguian ha ricordato gli affanni e il martirio della Chiesa moderna, che ancora vive tragiche situazioni di disagio e lutto a causa persecuzioni fisiche, come quelle del Medio Oriente, dove è ripresa la folle e barbara pratica della decapitazione accorsa a caso oltre 1500 anni fa di San Biagio. Egli, prima laico, poi medico poi chiamato ad essere vescovo, pastore della comunità, fu infine testimone della propria Fede fino al Martirio. Mons. Noradounguian ha parlato, poi, delle varie forme di martirio che affliggono la contemporaneità, del cristianesimo tiepido e comodo male quale male dei cristiani ed ha rivolto il Suo discorso alle famiglie scuotendole le coscienze di ciascuno, con parole ferme e tuonati che sono rimaste stampate nella mente e nel cuore degli abitanti di Casal di Principe.


Al termine della Celebrazione mons. Franco Picone, Vicario Generale della Diocesi di Aversa, e Parroco della Parrocchia di San Nicola di Bari in Casal di Principe, ha salutato il Padre Rettore, ringraziandolo per la Sua presenza nella comunità casalese.

Infine una processione ha accompagnato dalla parrocchia del Santissimo Salvatore, il quadro del Santo, fino alla Cappella a lui dedicata in Piazza Barone, in un tripudio di folla festante e composta, tra fuochi d'artificio, botti e coriandoli che hanno accolto l'Immagine del Santo all'uscita dalla Parrocchia e all'entrata nella cappella. 

Al termine della processione il Rev.mo Mons. Kevork Noradounguian ha mostrato la reliquia di un frammento osseo di Santo Biagio conservata nella Cappella, presentandola alla venerazione dei fedeli.

lunedì 17 febbraio 2014

Addio a Sergio Musceghian ultimo sopravvissuto italiano al Genocidio Armeno

La Comunità "Nor Arax" di Bari








Domenica 16 febbraio 2014 ci ha lasciati, tornando alla casa del Padre, Sergio (Sarkis) Musceghian ultimo sopravvissuto al Genocidio Armeno, residente in Italia.

Viveva a Mendicino in provincia di Cosenza e aveva da poco compiuto 98 anni, essendo nato a Costantinopoli il 4 novembre 1916. All'età di circa 4 anni fu trovato e soccorso da missionari italiani mentre si aggirava senza meta nella zona portuale della metropoli turca. Fu così allevato ed educato dagli stessi Italiani presso la città greca di Rodi (allora colonia italiana).

Visse la maggior parte della sua esistenza tra Puglia e Calabria, abitando nel villaggio «Nor Arax» di Bari e poi dirigendo (con al fianco la moglie Maryam e la figlia Varthui) dal 1952 al 1982 un fabbrica di tappeti orientali a San Giovanni in Fiore (CS), eretta per conto dell’Ente Sila, allora preposto alla promozione culturale economica e turistica di quella parte della Regione Calabria.


Sarkis Musceghian è stato, fino all'ultimo, anche uno strenuo patriota armeno, impegnato spesso, sopratutto negli ultimi anni di vita, nel racconto di quanto era accaduto alla sua gente dopo il 1915. Più volte ospite di iniziate di studio e commemorazione del Genocidio Armeno ebbe a dire “non posso mancare laddove si parla del mio popolo”.

Alla famiglia, in particolare alla figlia Varthui, indirizziamo i sensi del più profondo cordoglio.

Invitiamo tutti a ricordare Sarkis Musceghian quale ultimo sopravvissuto e diretto testimone della Tragedia del Popolo Armeno, ma anche come simbolo del lavoro e della voglia di ricominciare a vivere di un popolo straordinario la Storia è stata sempre piena di atti di laboriosità, di speranza, generosità, in una parola, Amore per la vita.


Bari, 17 Febbraio 2014                          
                                                                            Il Centro Studi Hrand Nazariantz
                                                                                                                      di Bari

sabato 15 febbraio 2014

Surp Sarkis feast 2014 ricordo di Aram Asatryan

Oggi è il giorno di Surp Sarkis e noi dedichiamo una canzone a tutti gli innamorati e mandiamo un saluto e un augurio di buon onomastico a tutti i Sarkis (Sarghis, Sargis) e Sarkisyan, attraverso la voce di un grande cantante armeno Aram Asatryan.

 

E' questa anche l'occasione per ricordare il cantante Aram Asatryan in armeno Արամ Ասատրյան (Echmiadzin, 3 marzo 1953Oshakan, 7 novembre 2006) di cui uno dei maggiori successi fu appunto . 

Aram Asatryan (Echmiadzin, 3 Marzo 1953Oshakan, 7 Novembre 2007) è stato un cantante armeno.
E' stato un cantante pop armeno e cantautore noto per i suoi concerti energici e lo stile musicale caldo e originale.

La Vita


Aram Asatryan era nato a Echmiadzin, in Armenia, figlio di Hapet Asatryan e Ashken Mampreyan. Era nato in una famiglia di rifugiati. sin dall'infanzia Da quando la sua infanzia era stato prodigo [ disambiguazione necessaria] musicista. Nel 1985 si formò la sua prima band. Egli divenne noto in tutto il mondo per la sua voce e il suo stile musicale. Aram amava molto il suo lavoro e ha dedicato la sua vita alla musica. Il suo amore per il suo paese e gli Armeni, così come per gli altri gruppi etnici della terra d'Armenia sono impressi nelle sue canzoni. Quando l'Armenia era in conflitto, ha eseguito brani per i soldati e gli Armeni in generale, dando a tutta la popolazione un grande sostegno morale.

Aram eseguito numerosi concerti in Asia, Europa, Russia, Medio Oriente, e in molte città in Armenia. Ha scritto oltre 500 canzoni e ha fatto molti tour in giro per il mondo. Per tutta la vita aveva ricevuto molti premi tra cui il "Gusan" di cui fu insignito il 18 aprile 2003 dal Ministero della Culturale del suo paese. Fino alla sua morte, egli ha risieduto negli Stati Uniti. Era convinto che la sua musica sarebbe passato di generazione in generazione .

Suo figlio, Artash Asatryan, continua la sua eredità come musicista armeno popolare.

La morte


Aram Asatryan è morto tragicamente il 2006-11-07 a Oshakan nella regione Aragatsotn, per un apparente attacco di cuore. Era a un battesimo di una famiglia armena dove era intervenuto in qualità di padrino. L'attacco mortale di cuore avvene circa alle 19:00 ora locale. I testimoni raccontano che non mostrò i primi soliti sintomi, come è stato riferito che era in un ottimo e caldo umore. Era circondato da i suoi parenti stretti. La sua morte ha portato lo sgomento nei suoi fan e la nazione armena ha subito una grande perdita dalla sua morte, infatti, egli era considerato originale cantante pop armena dei tempi moderni, e la "voce di Hayastan". L'intera famiglia Asatryan ha dato un contributo importante alla musica pop di post-sovietica dell'Armenia.

domenica 2 febbraio 2014

San Biagio: S. Messa in Rito Armeno l'8 febbraio a Casal di Principe


Siamo tutti invitati a Casal di Principe (CE) a partecipare sabato 8 Febbraio 2014 ad una solenne Celebrazione Eucaristica in onore di SAN BIAGIO Vescovo e Martire, in occasione del 128° Anniversario della Fondazione della Cappella a lui dedicata. 

La Santa Messa, a partire dalle ore 11:00, sarà officiata nella Parrocchia del Santissimo Salvatore in Casal di Principe in Rito Armeno e sarà presieduta dal Rev.mo Mons. Kevork Noradounguian, Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, Procuratore del Patriarcato Armeno Cattolico presso la Santa Sede.

Al termine della Celebrazione si terrà una Processione con partenza dalla medesima Parrocchia, che accompagnerà il quadro del Santo nella Cappella a lui dedicata in Piazza Barone. San Biagio Vescovo e Martire assurge oggi a simbolo di una Terra, come quella di Lavoro, disprezzata come "Terra dei Fuochi" e carica su di sé i mali presenti nella società. 

Casal di Principe, cittadina operosa e combattiva, attraverso la devozione al Santo Taumaturgo d'Armenia può iniziare la lenta opera di riscatto sociale, morale e mediatico, uscendo dalle pagine tristi e dolorose di cronaca nera per entrare sempre più efficacemente in quelle di cronaca religiosa e culturale in cui gli incontri con altri popoli e culture rafforzano il rispetto per se stessi e per la propria identità civile.

info: centrostudihrandnazariantz@gmail.com

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Festa di San Biagio / Surp Vlas: Celebrazione Eucaristica in Rito Armeno a Casal di Principe

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San Biagio: Santa Messa in Rito Armeno a Casal di Principe