domenica 29 giugno 2014

Sonya Orfalian su Donna Moderna


Riceviamo e pubblichiamo volentieri l'anteprima di un servizio giornalistico dedicato scrittrice italo-armena Sonya Orfalian apparso sul settimanale Donna Moderna in edicola questa settimana dedicato ai rifugiati in Italia.
Pubblichiamo solo la prima pagina dell'articolo per rispetto del diritto d'autore del settimanale e della redazione dello stesso ci congratuliamo con Sonya che abbiamo avuto la fortuna di incontrare in occasione della prima nazionale dello spettacolo Una cena armena, al Teatro Petruzzelli di Bari, tratto dal suo omonimo libro.




mercoledì 25 giugno 2014

Vartanian e Timurian scrivono ai Presidenti di Camera e Consiglio



Lettera aperta al Presidente della Camera On. Laura Boldrini e al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Matteo Renzi in cui li si invita ad intervenire sulla questione del gruppo di cosiddetti “Giovani Turchi” per Rifare l’Italia 

Oggetto: Correnti del Partito Democratico

Rifare l'Italia (Giovani Turchi) http://it.wikipedia.org/wiki/Correnti_del_Partito_Democratico

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L'Italia antifascista, anti nazista, anti segregazionista soprattutto contro le pulizie etniche che hanno caratterizzato il passato secolo a cominciare dal genocidio armeno del 1915 seguito dagli eventi come lo Shoa, la questione Kurda e quelle di alcuni paesi africani…..purtroppo un lungo elenco che ci fa riflettere per poter arginare il male del secolo passato per non ripetere contro altri essere umani una persecuzione per la razza o religione –
Da tempo senza tregua si ripete la denominazione dei “Giovani Turchi". Ormai è un'identificazione di un gruppo di parlamentari i c.d. Giovani turchi per Rifare l’Italia".
Come si sa il parlamento italiano nel 2000 con i primi firmatari Fabio Mussi e Paglierini, il riconoscimento del Santo padre e di oltre 50 comuni italiani hanno condannato l’opera dei giovani turchi che ha portato al genocidio del popolo armeno, ad una vera pulizia etnica che dura tuttora con l'annientamento dei segni e dei simboli di un popolo. Questo è stato il primo laboratorio che è servito d'esempio per il massacro dei cittadini ebrei in Europa .
Le lettere delle associazioni e delle organizzazioni armene all'On. Bersani e ad alcuni parlamentari, persino con il diretto interessamento di parlamentari e militanti del PD, oltre alla menzione sui giornali e nei Talk Show televisivi sono rimasti inascoltati; tutto è stato scaricato come una colpa e un'invenzione dei giornali .
Non cerchiamo colpevoli ma crediamo che il nome dei Giovani Turchi ricorda agli armeni ma non solo una pagina vergognosa di discriminazione conclusasi con un immane assassinio. Si chiami “Gioventù Hitleriane”, “Giovani Turchi” o Gruppi Nazisti o Fascisti, non si possono scaricare le colpe sui giornali o essere insensibili a una dramma di un popolo .
Lei come garante nella sua veste di Presidente della Camera, potrebbe dare un messaggio forte per porre fine a una prassi e a un comportamento che dividono e non uniscono. E' questa una ferita nella storia dell’umanità, giunta ormai al centenario della sua tragedia non compresa da chi è abituato a usare queste tragedie strumentalmente e come strumento politico.
Anche se è stata negata la sigla dei Giovani Turchi dagli stessi parlamentari in causa, nei giornali e inTV si ripete questa sigla ogni volta che si presenta uno dei membri della corrente del PD di Rifare L'Italia, come è avvenuto anche a seguito dell'incarico a presidente del partito a Matteo Orfini, "membro dei giovani turchi" 



Roma il 24/07/2014
Con stima e il rispetto
Vahè M. Vartanian

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Gentilissima Signora Presidente della Camera dei Deputati
Gentilissimo Signor Presidente del Consiglio dei Ministri

Con stima e rispetto mi permetto di rivolgermi a voi a nome della comunità armena di Bari di cui faccio parte. Quasi un secolo fa i miei genitori insieme ai miei nonni sono giunti in terra d'Italia di cui hanno sempre portato alta la bandiera tricolore, con amore di Patria con rispetto per il sacro suolo nazionale e le Sue Istituzioni. Essi venivano dal primo genocidio riconosciuto dell'umanità quello perpetuato in Turchia ed Anatolia da parte di un governo da loro creduto amico. 
La mia famiglia paterna giungeva da Isparta attraverso Smirne e i campi di accoglienza della Croce Rossa in Grecia. I miei genitori hanno sempre educato me e i miei fratelli all'amore per il prossimo, all'accoglienza per chi veniva dopo di noi, a non aver mai astio e odio per nessuno. L'Italia è stata la nostra Patria. 
Io per primo insieme ai miei fratelli vi sono nato ormai settant'anni fa a Bari vi era una comunità la quale era stata integrata nella città grazie all'opera del poeta Hrand Nazariantz e di tanti uomini e donne di buona volontà. 
Noi per siamo completamente italiani pur non dimenticando la patria dei nostri avi. Il partito politico che promosse il genocidio Armeno e successivamente l'epurazione di altre minoranze etniche portava il nome di “Giovani Turchi”.
Ella, Signor Presidente del Consiglio, si sta impegnando alacremente a tirare, l'Italia e gli Italiani, fuori da affanni e problemi. Mi rivolgo a Lei affinché con il Suo intervento Ella possa convincere i rappresentanti del movimento "Giovani Turchi" - Per Rifare l'Italia, che a quanto ci consta è tra i fondatori del Partito Democratico di cui Ella è altresì segretario, affinché trovino il modo di sostituire un nome che offende la memoria di 1.500.000 Armeni massacrati per volontà di un movimento politico dal medesimo nome.
Mi scuso sin d'ora del disturbo arrecatole e la saluto augurandole buon lavoro da parte mia, dell'intera Comunità Armena di Bari e di quanti non Armeni seguono e promuovono con passione le nostre attività.

Bari, 24/06/2014
Rupen Timurian

lunedì 23 giugno 2014

Darmian e Teymourian calciatori armeni ai mondiali del Brasile

Matteo Darmian in azione
in una immagine tratta da Wikipedia
Alcune settimane fa abbiamo appreso che un difensore della nazionale italiana di calcio Matteo Darmian ha origini armene. Nato a Legnano il 2 dicembre del 1989 il cognome ne tradisce la provenienza degli antenati, facendo di lui il secondo calciatore dei mondiali 2014 la cui discendenza verrebbe dal paese dell'Arat. Il primo, e più famoso, è il capitano dell'Iran, il centrocampista Andranik Teymourian detto Ando.
Non conosciamo dichiarazioni di Matteo Darmian circa la sua origine etnica che ci sembra però incontrovertibile. Il cognome, infatti, deriverebbe, secondo alcuni recenti studi, dal termine armeno դարբին (Darbin) che significa fabbro secondo. L'evoluzione consonantica da B ad M avrebbe prodotto la forma attuale. In Armenia, infatti, il cognome Darmian è attestato e noto anche nella forma Darmiyan e in quella indiana Darmiyaan
Matteo e Andranik hanno in comune la provenienza dall'oratorio e il forte sentimento religioso cristiano. 
Il calciatore Andranik Teymorian
capitano della nazionale 
iraniana
(immagine da wikipedia)
Matteo proviene, infatti, dalle squadre d'oratorio una delle quali, quella di Rescaldina, era allenata da suo padre Giovanni Darmian. 
Ando è invece l'unico giocatore non musulmano della nazionale iraniana. Sappiamo che va a Messa ogni domenica e non ha per questo mai avuto problemi con i dirigenti e i compagni dalla sua squadra di club e neppure della nazionale. Anzi ultimamente il presidente dell'Iran incontrando la squadra di calcio prima dei mondiali gli ha fatto dono a Teymourian di un corano che il 31 enne capitano ha accolto e baciato per rispetto della nazione e del suo pubblico che lo adora.
Ando e Matteo rappresentano quindi due diversi movimenti della diaspora armena, verso oriente e verso occidente, e portano alta la loro origine rappresentandola ogni volta che il loro cognome viene citato dai cronisti e commentatori sportivi per le loro gesta atletiche. I due ragazzi sono quindi, in qualche modo, ambasciatori di una cultura millenaria come quella armena e nel sito stesso dalla FIFA se ne fa inequivocabilmente menzione.

lunedì 16 giugno 2014

ESCLUSIVO!!! HRAND NAZARIANTZ a CASAMASSIMA

Padre Grigoris Sirinian benedice l'abitazione del poeta Hrand Nazariantz nel Centro Storico di Casamassima in occasione del 99° anniversario del Genocidio Armeno.

Video e Foto presenti in questo post sono stati realizzati dal patriota armeno Seiran Sarkisyan, residente a Bari da alcuni anni, tra gli animatori della locale Comunità Armena Barese.




venerdì 13 giugno 2014

"La Mietitura del Turco": Quando Carducci denunciò il Genocidio Armeno



La mietitura del Turco

da Rime e Ritmi

Atene, 14 giugno. I Turchi iniziarono a mietere in Tessaglia
e continuarono a saccheggiare (Dispaccio Telegr.)

Il Turco miete. Eran le teste Armene
Che ier cadean sotto il ricurvo acciar:
Ei le offeriva boccheggianti e oscene
A i pianti de l'Europa a imbalsamar.
Il Turco miete. In sangue la Tessaglia                     5
Ch'ei non arava or or gli biondeggiò:
—Aia—diss'ei—m'è il campo di battaglia,
E frustando i giaurri il trebbierò. —

Il Turco miete. E al morbido tiranno
Manda il fior de l'elleniche beltà.                          10
I monarchi di Cristo assisteranno
Bianchi eunuchi a l'arèm del Padiscià.



Note: 

[Il testo e le note qui trascritte sono tratti dall'edizione di Rime e Ritmi, Zanichelli, Bologna, 1913, pp.159-160]

Atene, 14 giugno... - Il dispaccio apparve il 15 giugno, durante la guerra greco-turca del 1897, nel tempo che i Turchi occupavano la Tessaglia greca.

verso 1: Le teste Armene - Poco Prima della Guerra i Turchi avevano fatto una strage di cristiani armeni, odiati e perseguitati per la loro religione e nazionalità diversa, per l'attività e la prospettiva economica, per la vicinanza e fratellanza con gli armeni di Caucasia russa. 
verso 3: oscene - sporche di sangue, orribili a vedersi: cfr. in Levia Gravia, XXII, v.72, Alle fonti del Clitunno v. 74.
verso 4: Ai pianti de l'Europa, perché l'Europa suole essere larga agli Armeni di sterili pianti, e i suoi re, con tutta la loro divina tradizione con tutta la loro divina trazione, permettono lo strazio cfr. Rifiuti, in Opere, XII, pag. 356.
verso 5: In sangue - nel sangue dei Greci uccisi; cfr. La guerra vv. 26-28.
verso 8: I giaurri - i partigiani del vitello, gli idolatri, parola ingiuriosa con la quale i maomettani indicano gli infedeli.
verso 9: Morbido - effeminato. [A causa delle mollezze del comportamento dei Sultani, noto in tutto il mondo, che si pavoneggiavano in vesti preziose e gioielli con comportamenti considerati poco virili dalla società occidentale]
verso 12: Bianchi Eunuchi - detti per il contrapposto poiché gli Eunuchi sono scelti fra gli schiavi negri. Padiscià - Sultano.



ԹՈՒՐՔԻՆ ՀՈՒՆՁՔԸ - ՃՈԶՈՒԷ ՔԱՐՏՈՒՉՉԻ

(թարգմն. Հ. Աթանաս Տիրոյեան)

Աթէնք, 14 Յունիս - << Թուրքերը սկսան իրենց հունձքը Թեսսալիոյ մէջ, 
եւ կը շարունակեն կողոպտելնին>>. - հեռագիր.Կու հընձէ Թուրքը... Երէկ հայ գլուխներ

Թօթափեցան կոր մանգաղին իւր ներքեւ.
Զորոնք պատառ պատառ զազիր գետնամած՝
Կ՚ընծայէր Եւրոպայի՝ արցունքներով զմըռսելու:

Կը հընձէ Թուրքը... Այսօր Թեսսալիոյ
Խարտիշագոյն կը ցոլան դաշտք անարօր.
Պատերազմի դաշտս իմ՝ կալն է գոչեց նա,
Մըտրակելով լըծկանքս այսպէս՝ պիտի լոսեմ գեաւուրներն:

Կու հընձէ Թուրքը... Եւ մեղկ գոռոզին
Հելլեն գեղոյ ծաղկունքն ընծայ կ՚ուղարկէ...
Եւ քրիստոնեայ միապետնետ կու հըսկեն՝
Սպիտակ ներքինիներ Փատիշահի հարէմին:


giovedì 5 giugno 2014

Incontro tra il Santo Padre e il Catholicos della Chiesa Armena Apostolica di Cilicia Aram I:




N.B. vengono qui pubblicati ad uso della Comunità Armena e di quanti sono interessati i comunicati integrali provenienti dal Servizio di Informazione del Vaticano. La parte in lingua armena è tratta dalla pagina di Radio Vaticana in Lingua Armena. Dalla medesima fonte proviene anche il repertorio fotografico.












Città del Vaticano, 5 giugno 2014 (VIS). "In questo cammino verso la piena comunione, condividiamo le stesse speranze e lo stesso impegno responsabile, consapevoli di camminare così nella volontà del Signore Gesù Cristo". Con queste parole Papa Francesco ha accolto questa mattina in Vaticano, Sua Santità Aram I, Catholicos della Grande Casa Armena di Cilicia, con i membri della sua delegazione.

"È ben conosciuto da tutti l'impegno di Vostra Santità - ha ricordato Papa Francesco - per la causa dell'unità tra i credenti in Cristo. Lei ha ricoperto ruoli di primo piano nel Consiglio Ecumenico delle Chiese, continua ad offrire un efficace sostegno al Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, che svolge un ruolo prezioso nell'appoggiare le comunità cristiane della regione, così provate da numerose difficoltà. E non vorrei dimenticare il qualificato contributo offerto da Vostra Santità e dai rappresentanti del Catolicossato di Cilicia alla Commissione mista di dialogo tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali".

"Vostra Santità rappresenta una parte del mondo cristiano profondamente segnata da una storia di prove e di sofferenze, accettate coraggiosamente per amore di Dio. La Chiesa Apostolica Armena si è trovata costretta a diventare un popolo pellegrino, sperimentando così in modo del tutto singolare il proprio essere in cammino verso il Regno di Dio. La storia di emigrazione, persecuzione e martirio di così numerosi fedeli ha lasciato ferite profonde nei cuori di tutti gli Armeni. Le dobbiamo vedere e venerare come ferite del corpo stesso di Cristo: proprio per questo esse sono anche causa di incrollabile speranza e di fiducia nella misericordia provvidente del Padre".

"Fiducia e speranza: ne abbiamo tanto bisogno. - ha esclamato il Santo Padre - Ne hanno bisogno i fratelli cristiani del Medio Oriente, in particolare coloro che vivono in zone martoriate dal conflitto e dalla violenza. Ne abbiamo bisogno anche noi, cristiani che non dobbiamo affrontare tali difficoltà, ma che spesso rischiamo di perderci nei deserti dell'indifferenza e della dimenticanza di Dio, o di vivere nel conflitto tra fratelli, o di soccombere nelle nostre battaglie interiori contro il peccato. Come seguaci di Gesù dobbiamo imparare a portare con umiltà gli uni i pesi degli altri, aiutandoci così a vicenda ad essere più cristiani, più discepoli di Gesù. Camminiamo quindi insieme nella carità, come Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore".

"In questi giorni che precedono la solennità di Pentecoste (...) invochiamo con fede lo Spirito, Signore e Datore di Vita, affinché rinnovi la faccia della terra, sia forza per risanare le ferite del mondo e riconciliare i cuori di ogni uomo con il Creatore. Sia Lui, il Paraclito, ad ispirare il nostro cammino verso l'unità, sia Lui ad insegnarci come alimentare i legami di fraternità che già ci uniscono nell'unico battesimo e nell'unica fede", ha concluso Papa Francesco.

Al termine dell'incontro e dello scambio dei doni, il Catholicos e il Papa hanno condiviso un momento di preghiera nella Cappella Redemptoris Mater.

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Հինգշաբթի, 5 Յունիս 2014-ի առաւօտեան, Ֆրանչիսկոս Սրբազան Քահանայապետը, Վատիկանի Քլեմենթինա սրահին մէջ ընդունեց Մեծի Տանն Կիլիկիոյ Կաթողիկոս` Արամ Ա Վեհափառը ու անոր ընկերացող պատուիրակութիւնը։ Հանդիպման սկիզբը Ֆրանչիսկոս Պապը առանձական հանդիպում ունեցաւ Արամ Ա Վեհափառի հետ ու ապա տեղի ունեցաւ պատուիրակութեան անդամներու ներկայացում, որմէ ետք տեղի ունեցաւ երկու Հայրապետներու զեկոյցը եւ նուէրներու փոխանակումը, որուն յաջորդեց համամիութենական աղօթք` Վատիկանի Ռետեմթորէս Մաթեր Մատրան մէջ: Հանդիպումի ընթացքին իր արտասանած ճառին մէջ, Ֆրանչիսկոս Սրբազան Հայրը ողջունեց ներկաները ըսելով` ''Բարի Եկաք Սուրբ Պօղոս եւ Պետրոս առաքելապետերու շեմին''։ Ան ապա անդրադարձաւ մէկ ամիս առաջ Գարեգին Բ` Ամենայն Հայոց Կաթողիկոսի հետ ունեցած հանդիպումին ու գոհութիւն մատուցեց Տիրոջ` ''միացնող եղբայրական յարաբերութիւններուն համար'', Աստուծոյ շնորհք նկատելով հանդիպումի այս պահն ու միասնական աղօթքը։ Նորին Սրբութիւնը ապա մատնանշեց Արամ Ա կաթողիկոսի յանձնառումին` Քրիստոսի հաւատացեալներու միջեւ միութեան դատին ի սպաս, ակնարկելով Եկեղեցիներու Համամիութենական խորհուրդէն ներս անոր կարեւոր դերակատարութեան ու վերոյիշեալ խորդուրդի Միջին Արեւելքի եկեղեցիներու խորհուրդին տուած նպաստին, որ իր կարգին թիկունք կը կանգնի շրջանի քրիստոնեայ եկեղեցիներուն, որոնք ''բազմաթիւ դժուարութիւններու ենթակայ են''։ Առանց մոռնալու նաեւ Մեծի Տանն Կիլիկիոյ Կաթողիկոսութեան որակեալ ներդրումը` Կաթողիկէ Եկեղեցւոյ եւ Արեւելեան ուղղափառ Եկեղեցիներու միջեւ երկխօսութեան խառն յանձնախումբի աշխատանքին։ ''Կրնամ ըսել թէ այս հաղորդութեան լիութեան ճանապարհի վրայ կը կիսենք միեւնոյն յոյսերը եւ միեւնոյն պատասխանատու յանձնառումը, վստահ ըլլալով թէ կը քալենք մեր Տէր Յիսուս Քրիստոսի կամքին համաձայն'', – ըսաւ Քահանայապետը ակնարկելով Հայ առաքելական եկեղեցւոյ որ ''դարերու ընթացքին ստիպուեցաւ դառնալ պանդուխտ ժողովուրդ` կրելով հալածանք ու մարտիրոսութիւն, որոնք խոր վէրքեր յառաջացուցին համայն հայ ազգի սրտին մէջ։ Այդ վէրքերը – յարեց Սրբազան Հայրը – ''Պէտք ենք տեսնել ու մեծարել որպէս նոյնինքն Քրիստոսի մարմնոյն վէրքեր'', ու ճիշդ ասոր համար անոնք կը դառնան անսասան յոյս ու վստահութիւն` Հօր նախախնամ ողորմութեան։ Ֆրանչիսկոս Սրբազան Քահանայապետը ապա շեշտը դրաւ ''Յոյսի եւ Վստահութեան'' վրայ որոնց կը կարօտին Միջին Արեւելքի եղբայրակից քրիստոնեանրը, յատուկօրէն անոնք որ կ՛ապրին հակամարտութիւններու եւ բռնութիւններու թիրախ շրջաններուն մէջ։ Յոյսի եւ Վստահութեան կարօտը ունինք նաեւ մենք քրիստոնեաներս որ այդ դժուարութիւնները չենք ապրիր ու սակայն յաճախ վտանգի մէջ կը գտնուինք` անտարբերութեան եւ Աստուծոյ մոռացութեան անապատներուն մէջ – ազդարարեց Ֆրանչիսկոս Պապը ու յանձնարարեց ''Որպէս Յիսուսի հետեւորդներ պէտք ենք սորվիլ խոնարհութեամբ կրել մէկը միւսին բեռը, իրար զիրար օգնելով որպէսզի միշտ աւելի լաւ քրիստոնեաներ ըլլանք, ու միշտ աւելիով դառնանք Յիսուսի աշակերտներ։ ''Առ այդ քալենք միասին այդ սիրոյ մէջ, այնպէս ինչպէս Քրիստոսը մեզ սիրեց ու իր կեանքը տուաւ մեզի համար'' ըսաւ Սրբազան Հայրը ու ապա ակնարկեց Պենտեկոստէի նախորդող այս օրերուն ուր կը պատրաստուինք վերապրելու Սուրբ Հոգւոյն էջքի հրաշքը նորածին Եկեղեցւոյ վրայ։ ''Հաւատքով հայցենք Կեանք պարգեւող ու Սուրբ Հոգիին գալուստը, որպէսզի վերանորոգէ աշխարհը, բուժէ աշխարհի վէրքերը, հաշտեցնելով ամէն արարարծի սիրտը իր Արարիչին հետ։ Թող Ան` Մխիթարիչը, ըլլայ դէպի միութիւն մեր ուղեւորութեան ներշնչումը, թող Ան մեզի սորվեցնէ ինչպէս սնուցել եղբայրական մեր կապերը որ ''արդէն մեզ կը միացնեն մէկ մկրտութեամբ ու մէկ հաւատքով'' ըսաւ Սրբազան Հայրը խօսքին աւարտին ու ապա բոլոր ներկաներուն վրայ հայցեց Աստուածամօր հովանին ''որպէսզի մեզի համար ըլլայ Միութեան Մայրը''։ Ամէն։ Բնագիրը քաղուած է Ռատիովատիկանի կայքէջի

mercoledì 4 giugno 2014

Il Mediterraneo crocevia di popoli e culture a Lecce


Sabato 7 giugno 2014, alle ore 17.30 presso l'Hotel President di Lecce nell'ambito del convegno organizzato a Lecce dalla BPW Italy International Federation of Business and Professional Women e dedicato al "Mediterraneo, crocevia di popoli e culture", la scrittrice armena Sonya Orfalian parteciperà con un intervento intitolato Il passo dell'accoglienza. 
Interverranno tra gli altri la prof.ssa Izabel Oztasciyan Bernardini d'Arnesano che parlerà di "Osmosi dei Linguaggi, dei sapori, dei profumi e delle culture arcaiche e contemporanee tra i paesi del Mediterraneo!"
Infine la sen. prof.ssa Adriana Poli Bortone interverrà sul tema "L'immigrazione: riflettiamo con serenità e responsabilità".

martedì 3 giugno 2014

Manifesto degli intellettuali Armeni e Turchi: NOI FACCIAMO UN SOGNO, INSIEME

Il Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari ha deciso di aderire al Manifesto Culturale degli Intellettuali Armeni e Turchi proposto fra gli altri da Robert Guédiguian, Gerard Malkassian e Serra Yılmaz:


NOI FACCIAMO UN SOGNO, INSIEME.

Noi, firmatari di questo testo, facciamo il sogno comune che un’era di pace tra gli Armeni e i Turchi si apra, nel rispetto della storia e di ciascuno dei nostri popoli.

Troppo a lungo la cultura politica della Repubblica di Turchia ha voluto proteggere un crimine fondativo, sbarrando l’accesso al passato e con ciò stesso impedendo che si costruisse uno stato di diritto duraturo. Ma nessuno ha in suo potere di cancellare l’avvenimento mostruoso che ha avuto luogo nel 1915, né le sue conseguenze.  Da una decina d’anni, emerge un forte impegno da parte di molti, in molti ambiti: la ricerca accademica, le manifestazioni culturali, il restauro dei monumenti, la ricerca individuale delle origini da parte delle persone, gli incontri commemorativi nello spazio pubblico.  Un’opera della memoria seria, sincera e costante è possibile, al fine di riparare una parte di ciò che è stato distrutto, di aiutare quelli che hanno subito un torto immenso e di riconoscere loro un particolare diritto. I fili della memoria e della vita hanno cominciato a riannodarsi. E’ nostra volontà dar seguito a queste iniziative, con l’augurio che lo stato turco non solo non le ostacoli, ma  vi prenda parte.

Cent’anni dopo, gli Armeni della diaspora sono esasperati per esser costretti a rifare un dibattito artificiale sulla storia.  Sono assillati dal desiderio di vedere le proprie terre d’origine, di mostrarle ai propri figli. La Turchia d’oggi non lo impedisce. Ma soltanto una parola di verità da parte delle autorità dello stato aiuterà gli Armeni a risanare le piaghe della memoria.  Solo una forte parola d’invito permetterà loro di stabilire di nuovo legami con le città e i villaggi, dei quali essi non possono udire il nome, senza esserne sconvolti. E così «l’acqua del fiume ritornerà a scorrere nel suo letto», come diceva Hrant Dink.

Noi dunque facciamo un sogno, insieme. La memoria della Turchia, con i suoi racconti e i suoi luoghi, onora i morti armeni, riconoscendo che sono stati vittime di un genocidio e dando un nome agli uomini a alle idee che ne sono stati la causa. I suoi libri e le sue strade lodano i Giusti che hanno salvato persone armene, piuttosto che i capi e gli esecutori della loro annichilazione. La Turchia restituisce alla Chiesa e alle fondazioni armene i monumenti dei quali esse erano proprietarie. I Turchi e gli Armeni inorgogliscono di questo patrimonio comune.

Nel nostro sogno c’è anche una cittadinanza piena e completa, nella repubblica laica di Turchia: i non musulmani possono accedere alle funzioni pubbliche, i processi ai loro assassini vanno fino in fondo, i discorsi basati sull’odio sono banditi dalla legge. Infine, Armeni e Turchi hanno trovato i mezzi, ciascuno a modo suo, per accettare gli Armeni musulmani che desiderano vivere queste due loro identità.

Noi facciamo insieme il sogno che questo fiume scorra fino alla giovane Armenia indipendente, che ospita oggi gran parte della vita armena. Invece che strozzarla con un blocco completo, il governo turco ascolta le richieste della sua regione di confine, apre la frontiera, aiuta a far uscire dall’ accerchiamento questa Armenia. Il governo turco accorda agli Armeni un accesso privilegiato a uno dei suoi porti sul mar Nero prossimi all’Armenia, Trebisonda o Samsun. E un altro porto in Cilicia, sul Mediterraneo, Mersin o Ayas, che, al di là delle facilitazioni economiche, diventano il punto di irraggiamento del patrimonio medioevale e di una nuova vita multiculturale. 

Infine come simbolo di questa nuova era noi facciamo il sogno che i due paesi condividano spiritualmente il monte Ararat. L’area del monte Ararat si trasforma in un grande parco naturale, iscritto nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, e aperto come una sorta di zona franca, che Turchi e Armeni di comune accordo mettono in valore. Questo luogo delle origini dell’umanità diviene un faro di pace.

Per cominciare a realizzare questo sogno comune, i firmatari di questo testo s’impegnano ad aiutare gli Armeni sparsi per il mondo che desiderano raccogliersi sui cammini dell’esodo. Dal 2015, andranno insieme nelle terre dei loro avi, per ritrovare la loro memoria e le tracce della loro storia.

Firme di 

Samim Akgönül, Cengiz Aktar, Gorune Aprikian, Ariane Ascaride, Sibel Asna, Serge Avedikian, Ali Bayramoglu, Marie-Aude Baronian, Rosine Boyadjian, Anaïd Donabedian, Denis Donikian, Claire Giudicenti, Nilüfer Göle, Robert Guédiguian, Defne Gürsoy, Ahmet İnsel, Ali Kazancıgil, Jacques Kebadian, Ferhat Kentel, Raymond Kevorkian, Michel Marian, Gerard Malkassian, Umit Metin, Aravni Pamokdjian, Manoug Pamokdjian, Isabelle Ouzounian, Armand Sarian, Betül Tanbay, Gérard Torikian, Serra Yılmaz.   

lunedì 2 giugno 2014

Visita a Roma di Sua Santità Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia

Città del Vaticano, 2 giugno 2014 (VIS). 
Sua Santità Aram I, in una immagine di repertorio
Dal 3 al 6 giugno prossimo, Sua Santità Aram I, Catholicos della Chiesa Armena Apostolica di Cilicia, verrà a Roma per incontrare Sua Santità Papa Francesco. Sua Santità Aram I è stato eletto Catholicos della Grande Casa di Cilicia nel 1995.
La Chiesa armena comprende due Catholicossati e due Patriarcati e conta circa sei milioni di fedeli. I due Catholicossati di Etchmiadzin e di Antelias sono in piena comunione, ma indipendenti dal punto di vista amministrativo. Il Patriarcato armeno di Gerusalemme ed il Patriarcato armeno di Costantinopoli dipendono da Etchmiadzin per le questioni spirituali.
A partire dal Concilio Vaticano Secondo, si sono sviluppate nuove relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa armena. Rappresentanti dei due Catholicossati di Etchmiadzin e di Antelias sono membri della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali.
Sua Santità Aram I visitò la Chiesa di Roma ed incontrò Papa Giovanni Paolo II dal 23 al 26 gennaio 1997. Più di recente, il Catholicos Aram I ha reso visita a Papa Benedetto XVI nel novembre del 2008.
Il Catholicos Aram incontrerà Papa Francesco e avrà con lui un momento comune di preghiera giovedì 5 giugno. Egli farà inoltre visita al Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani e ad alcuni Dicasteri della Curia romana. Il Patriarca si recherà anche alla Tomba dell'Apostolo Pietro e pregherà presso la statua di Gregorio l'Illuminatore, che si trova nel cortile nord della Basilica vaticana.