domenica 28 febbraio 2016

Mons. Nunzio Galantino ricorda il dramma armeno siriano citando Boloyan


Il volto generoso e accogliente di
Mons. Nunzio Galantino

Nel secondo giorno di tregua nella martoriata Aleppo, Sua Eccellenza il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiane Mons. Nunzio Galantino, ricorda il Genocidio degli Armeni.

Lo fa con un articolo pubblicato il giorno 27 febbraio sul Sole24ore

Di recente ho letto un bel libro di un siriano armeno, Jamil Boloyan, un professore universitario che insegna a Lecce, autore del Richiamo del sangue. Oggi noi che viviamo più o meno sereni, anche se a Piazza San Pietro e per le nostre strade di tanto in tanto spunta doverosamente l'esercito, non possiamo capire che cosa vuol dire avere il richiamo del sangue, sapere di avere la guerra in casa, sapere di avere la propria famiglia in quei luoghi. Gregorio XX mi ha fatto notare un aspetto ancora più drammatico della storia che vive il suo popolo: gli armeni portano il senso della tragedia, come un lamento impresso in loro e ben sintetizzato nei famosi romanzi della Arslan: i genocidi non sono tutti uguali, purtroppo. Gli armeni fanno ancora tanta fatica a veder riconosciuto il loro massacro, il loro Olocausto, per il quale, invece, ha avuto parole chiare Papa Francesco
Personalmente ho la fortuna di avere come amici Kegham Jamil Boloyan e la sua famiglia che hanno contribuito a fondare il Centro Studi Hrand Nazariantz e a dare impulso a moltissime delle iniziative del Centro affiancandolo, al suo Centro Studi e Ricerche di Orientalistica ed organizzando insieme tante belle manifestazioni. 

 

In passato ho avuto di presentare in due diverse occasioni "Il richiamo del Sangue" - volume citato da Mons. Galantino - un racconto crudo ma pieno di speranza di Aghavni Bogosyan che l'amico Kegham ha saputo valorizzare facendone un pezzo pregiato per la riflessione sulla storia armena e su quella siriana che si intrecciano dolorosamente. 
E' proprio in questi termini che Mons. Galantino cita il richiamo del Sangue come testimonianza sulla storia della martoriata Siria, e dell'Oriente Cristiano in grande difficoltà. Nell'articolo il Segretario della CEI, pugliese di Cerignola come di adozione lo è Boloyan, fa menzione di Sua Beatitudine Gregorio XX Gabroyan, Catholycos Patriarca di Cilicia per Armeni Cattolici con cui ha avuto un recente incontro e di S.E. Boghos Levon Zekiyan, vescovo nella frontiera culturale di Istambul, nonché della scrittrice Antonia Arslan, dimostrando di avere ben chiari i termini dell'argomento.

sabato 13 febbraio 2016

A Franca Giansoldati il Premio Hrant Dink IX edizione

La marcia senza ritorno di Franca Giansoldati
Apprendiamo e comunichiamo con molta gioia che insieme ad Anna Mazzone il «Riconoscimento giornalistico italiano Hrant Dink per la libertà di informazione»,
giunto alla sua nona edizione, è stato assegnato per quest’anno alla vaticanista Franca Giansoldati del Messaggero, autrice di uno splendido volume La Marcia senza ritorno: Il genocidio Armeno, pubblicato per Salerno editore.
Al volume è inoltre allegata una lettera firmata da Papa Francesco all'autrice in cui il Sommo Pontefice si congratula per l'iniziativa e l'attenzione verso il Genocidio Armeno.
Franca Giansoldati è inoltre autrice di Apocalisse: la profezia di Papa Wojtyla, con Marco Tosatti, edito da Piemme nel 2003 e Il demonio in Vaticano. I Legionari di Cristo e il caso Maciel, edito da Piemme nel 2014. 
Il suo contributo alla diffusione e comprensione della pastorale di Papa Francesco è stato notevole: nel 2013 si è aggiudicata il Premio Ischia internazionale di giornalismo per il migliore reportage sull'elezione di papa Francesco. E nel 2014 è la prima donna ad aver intervistato il Papa con cui ha realizzato anche un famoso selfie ripreso da numerose testate nazionali ed internazionali.
noto selfie di Franca Giansoldati con il Santo Padre
Quest'anno il premio Hrant Dink è totalmente al femminile ed è stato assegnato a due differenti modi di intendere il giornalismo. 
Accanto al giornalismo di inchiesta e di costume sul campo che si espleta attraverso ogni mezzo, viene premiata l'attenzione alla riflessione storica, l'analisi del racconto e delle condizioni che l'informazione stessa comporta.
Come ci ricorda un comunicato stampa del CONSIGLIO PER LA COMUNITÀ ARMENA DI ROMA - Comitato “Premio Dink”, «il riconoscimento ha lo scopo di valorizzare l’opera dei giornalisti che non esitano a parlare di questioni “spinose” qual è per esempio quella del genocidio armeno. Un premio alla libertà di informazione, ma contestualmente, un premio al coraggio ed alla onestà intellettuale, lo stesso coraggio che ha indotto valorosi uomini, come Hrant Dink, a non tacere.»
Si attendono, inoltre, nei prossimi giorni i dettagli della cerimonia di premiazione e tutti i dettagli che come ogni anno costituiscono la comunicazione del premio.
Ad Organizzatori e Premiati si inviano i migliori complimenti del Centro Studi Hrand Nazariantz per le scelte di grande qualità e per i futuri successi professionali.

giovedì 11 febbraio 2016

ad Anna Mazzone il Premio Hrant Dink 2016




E' una bella notizia per il giornalismo italiano che Anna Mazzone, stimata giornalista di testate radiofoniche e televisive della RAI e di altre della carta stampata tra cui "Panorama", venga insignita quest'anno del Premio Hrant Dink giunto nel 2016 alla sua IX edizione.
Anna Mazzone, pugliese, da anni si spende in prima persona per la significativa conoscenza della Questione Armena e del rapporto, spesso burrascoso, quando non di aperto conflitto tra alcune ex repubbliche sovietiche in particolare la Repubblica di Armenia e quella di Azerbaijan. Caso più noto è quello della terra contesa del Nagorno Karabakh, oggetto di una guerra dimentica dai media internazionali ma non da lei nella sua proficua attività e nel documentario per Sky TG24 dal titolo Nagorno-Karabakh, terra tra due fuochi.
Anna Mazzone 
vincitrice del Premio Hrand Dink 2016
presenta un volume sul genocidio armeno.
Per queste ragioni Anna Mazzone è finita sulla black list del governo dell'Azerbaijan e dichiarata "Persona non grata", termine latino dal suono che ne edulcora il significato reale, ma che nel Diritto internazionale individua le personalità a cui è vietato l'ingresso in un determinato Stato sovrano. Questa lista si presenta come una paginetta sgrammaticata e mal formattata il cui link è rintracciabile sul sito della Ambasciata Azera in Italia. Eppure l'inserimento del suo nome nella lista non può che apparire una medaglia al suo valore di giornalista, critico della società e del costume internazionale e reporter, indipendente e libero, nonostante le numerose pressioni ricevute.
Il premio alla memoria del giornalista armeno di Turchia, come a lui piaceva definirsi, assassinato nel gennaio 2007 per il suo impegno a favore del dialogo turco-armeno, viene organizzato ogni anno dal 2008 dal Consiglio per la comunità armena di Roma. Tra gli illustri premiati delle precedenti edizioni nomi di spicco del giornalismo nazionale: Roberto Olla del TG1, Piero Marrazzo, Marco Tosatti e Flavia Amabile della Stampa, Giannantonio Stella, Marco Impagliazzo, Storico e Presidente della Comunità di Sant'Egidio.

giovedì 4 febbraio 2016

04 febbraio 2016 - Festa di Vartan Mamikonyan e Compagni



La Chiesa Cristiana Armena nelle sue varianti di Chiesa Apostolica Armena e Chiesa Cattolica Armena, ricorda oggi Quattro febbraio 2016 la festività di Santa Vartan e Compagni.
Vartan è un santo guerriero e perì contro i Persiani di cui era stato per molto tempo comandante supremo dell'esercito. Ritornato alla religione dei suoi padri combatté per l'esercito armeno contro l'esercito persiano affinché fosse garantita agli armeni la libertà del proprio culto cristiano. 
Era l’anno 451, il venerdì antecedente la Pentecoste. Il katholicos Giuseppe, e molti vescovi e sacerdoti erano nell’accampamento ad incoraggiare ed assistere i soldati. Tutta la notte fu una preparazione spirituale; i sacerdoti battezzarono i catecumeni, amministrarono il sacramento della penitenza, celebrarono la messa, e tutti si comunicarono, come il “giorno della Pasqua” dice lo storiografo Eliseo, uno dei presenti. Vardan tenne un discorso rammentando la loro promessa di combattere per difender ela fede di Cristo e di morire se necessario, per cancellare la macchia del rinnegamento. In quel discorso come ci ricorda Eliseo egli disse:

“Chi credeva che il Cristianesimo fosse per noi un abito, ora saprà che non potrà togliercelo, come il colore della nostra pelle.”

Tutti risposero a gran voce: 
“Che la nostra morte sia conforme alla morte dei giusti, e lo spargimento del nostro sangue a quello dei santi martiri. Ed Iddio si compiaccia del nostro volontario olocausto, e non lasci la sua Chiesa nelle mani dei pagani”. 
Con queste parole, riportate dal surricordato storiografo Eliseo, essi si disponevano al martirio. Poiché era evidente che in una battaglia con forze disuguali, la vittoria militare sarebbe stata dei più forti, la metà dell’esercito armeno con a capo una decina di principi, preferendo la gloria terrestre a quella del martirio disertò il campo. Quelli che rimasero fedeli a Vardan e caddero nella battaglia di Avarair, certamente si immolarono volontariamente per la difesa della fede in Cristo, che i Persiani volevano sopprimere con la forza militare. 
Era quindi fallace l’obiezione di alcuni teologi del sec. XVII, che osarono metter in dubbio il martirio di Vardan e dei suoi compagni, volendo togliere perfino dal calendario il loro nome. Mentre nella  Summa, s. Tommaso, aveva già risolto quella stessa obiezione, dicendo: 

Et ideo cum quis propter bonum commune, non relatum ad Cristum, mortem sustinet, aureolam non meretur. Sed si hoc referatur ad Cristum, aureolam merebitur et martyr erit; utpote si Rempublicam defendat ab hostium impugnatione, qui fidem Christi corrumpere moliuntur, et in tali defensione mortem sustinet. 

Nell'antico Calendario Armeno la festa di San Vartan Mamikonyan e Compagni si celebrava in Armenia il 20 hrotis (= 5 agosto). Assumeva allora il significato di festa nazionale del popolo armeno ovunque disperso e la memoria liturgica di tutti quei santi i cui nomi non trovavano posto sul calendario, perché tutti erano stati compagni di Vartan.