domenica 31 luglio 2016

Scontri a Yerevan: hanno tutti ragione? di Carlo Coppola

statua di David di Sassun a centro di Yerevan
Negli ultimi giorni nella capitale Yerevan si sono moltiplicati gli scontri fra polizia e manifestanti. Ma per fortuna tutto avviene al calar delle tenebre per rendere più confuso il riconoscimento degli autori veri delle violenze da una parte e dall'altra. Noti i fatti: il caso della ragazza manifestante che ha abbracciato un non troppo stranito poliziotto, sembrando più spinta da un raptus di pulsione erotica che da mordente civile, dell'anziana prelevata con forza da tale Maga, ragazza vestita da agente di polizia e che i ben informati dicono essere in realtà una delle tante ragazze senza famiglia che affollano i locali notturni della capitale a cui il governo avrebbe messo la divisa da poliziotte per farle agire contro la popolazione e poi lavarsene le mani, favola a cui nessun testimone accreditato sa attribuire o meno fondamento,  infine la testimonianza della moglie del regista Atom Egoyan, Arsinée Khanjian, fermata dalla polizia per aver partecipato a pacifiche manifestazioni della scorsa settimana che appena rilasciata ha rilasciato le sue dichiarazioni in merito.
Un tassista sul cui taxi ero salito negli scorsi giorni, invalido di terzo grado della guerra in Nagorno Karabakh, anch'egli costretto a lavorare senza tempo, ad oltranza, nella quasi nullità delle tutele assicurative e previdenziale - come tutti coloro che vogliono sopravvivere in Armenia - parlava del fatto che la folla avesse preso la guardia del corpo del Capo della Polizia e l'avesse crocifissa. Notizia anche questa non confermata. Così le leggende metropolitane da una parte e dall'altra si sono moltiplicate in queste ultime tre settimana fino a che il Presidente della Repubblica non è stato ritratto, satiricamente ma non troppo, come membro di un quartetto formato da Talaat, Enver e Cemal, ovvero il gruppo dirigente del Comitato Unione e Progresso, meglio noti come Partito dei Giovani Turchi. 
Sta di fatto che oggi in Armenia ci vuole moderazione da tutte le parti mentre ai confini i nemici dello stato gongolano per la situazione. Non è un caso che tutto abbiamo avuto inizio il giorno dopo la dolorosa e terrificante pagliacciata del golpe turco e che molti giornali abbiamo immediatamente spostato la loro attenzione sull'Armenia non potendo dire troppo male del loro co-finanziatore e  satrapo turco. Anzi tutta la situazione in Armenia appare sempre più chiaramente dettata da elementi eversivi esterni pronti ad accende la miccia in qualsiasi momento. 
Il caviale azero è molto appetibile e soprattutto è sempre più evidente che dietro ai disordini in Armenia ci sia il marchio della CIA in posizione anti-sovietica e filo-azera. 
Simbolo del nuovo soggetto politico
Unity Party.
Questo dimostra due cose differenti che gli accordi con la RUSSIA non portano nulla di buono all'Armenia e che  gli Stati Uniti hanno interessi ancora troppo forti nell'area caucasica e che qualunque sarà l'esito delle elezioni presidenziali americane nessuno stato sarà al sicuro fino ad allora, volendo entrambi i contendenti e soprattutto la Clinton, dimostrare di poter essere determinanti per le sorti del mondo. 
In tutta questa confusione in Armenia un nuovo partito politico si accredita a poter essere il nuovo ago della bilancia lo UNITY party, presieduto da Vartan Oskanian, ex Ministro degli Esteri, e al quale fanno capo vari importanti analisti e politologi armeni tra cui l'ex Ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia Rouben Karapetyan

martedì 26 luglio 2016

Adesso sì che sono a Lutto... ma.... di Carlo Coppola

Il personale pensiero di Carlo Coppola, segretario del Centro Studi Hrand Nazariantz sui terribili fatti di Rouen. Si tratta, lo ribadiamo di una considerazione che giunge alla luce della tolleranza e del dialogo che Hrand Nazariantz sempre predicò nella sua attività di scrittore, e giornalista e che pagò sempre fino alla morte solo, vecchio e malato.


Un povero vecchio prete crocefisso mentre officia la Santa Messa per pochi fedeli. La Francia gaudente, laicista, e non cattolica si inchini dinnanzi a padre Jacques Hamel, 86 anni, parroco, un uomo testimone non solo di una fede soltanto ma della libertà di credere, del diritto, della speranza, dei valori di tutti noi. 

Adesso sì che sono davvero a Lutto, davvero arrabbiato, ma non cederò alla furia delle bestie, perché mi sento privato della mia libertà. 
Adesso: 
1) Non bestemmierò Allah perché io non bestemmio il mio Dio o quello degli altri,
2) Non allontanerò da me tutti coloro che credono nell'Islam
3) Non profanerò il Corano perché è un Libro in cui altri credono
4) Non vandalizzerò, neppure col pensiero, una Moschea,
5) Non mi vendicherò, con mano violenta, di coloro sgozzano in Chiesa un povero anziano curato di campagna, niente affatto paragonabile don Abbondio dei Promessi Sposi

Anzi è proprio quel nome di "don Abbondio" che mi fa pensare, che mi impone di riflettere sui valori della mia cultura, manzoniani perché cristiani e laici insieme, figli del progresso e delle conquiste. 

Allo stesso modo anche il titolo di "vecchio prete" lo stesso dato dal Foscolo al Parini dei Sepolcri, mi riporta la mente alla difesa delle convinzioni civili. 
Io non sono una bestia come loro ovvero ISIS (Daesh) 
Io ho dei valori umani loro non ne hanno (le loro convinzioni sono bestiali perché criminali).

I miei valori sono: cristiani, ecumenici, improntati all'Amore Fraterno, nelle sue più varie declinazioni!

Le mie convinzioni me le ha insegnate la mia cultura:
1) laica perché cristianamente laica,
2) umana perché fondata su radici cristiane e laiche,
corroborate dalla Rivoluzione Francese, dal sangue dei martiri di tutti coloro che liberamente hanno pensato che in ogni tempo.
Le mie ragioni vengono dall'aver imparato da secoli a tollerare, capire, approfondire, conoscere e studiare, le differenze, le affinità e le ragioni degli altri. Altri si rifiutano di farlo. Questi altri sono intolleranti, non si può parlare e neppure pensare qualcosa di diverso da quello che pensano loro, e allora costoro sono bestie, e non mi trascineranno nella loro bestialità! 


Tolleranza non significa che non difenderò con tutto il cuore e con tutta l'anima la mia cultura, la mia religione, la mia patria, i miei valori. 
Io sto a casa mia e consento che altri vengano in casa mia ma non permetterò che mi impongano la loro barbarie. 
Contro questa barbarie io scendo in campo. Nella Francia laicista Jacques Hamel, 86 anni, un vecchio prete è morto da Testimone non solo di Cristo ma anche della vera Laicità dello Stato e ha versato il suo sangue per Cristo ma anche per il Gallicanesimo. Santo Subito e Legion d'Onore!

venerdì 22 luglio 2016

L'invasione di Cipro: un anniversario a lungo rimosso

Un anniversario che nessuno di noi dovrebbe diventare, quello dell'invasione di Cipro, una delle regine del Mediterraneo, la più ad est, la più multietnica. L'invasione turca di Cipro, iniziò il 20 luglio 1974. L'intervento - giudicato dalla Grecia e dalla comunità internazionale - fu invece chiamato dalla Turchia Operazione di pace a Cipro (turco Kıbrıs Barış Harekâtı), semplicemente Operazione Cipro (Kıbrıs Harekâtı) ma il nome in codice dato dalle forze armate turche fu Operazione Atilla (Atilla Harekâtı).
Cipro venne divisa in due, Famagusta rimase nella parte turca e divenne una base militare, la più importante della Repubblica Turca di Cipro del Nord, ancora oggi priva di riconoscimento internazionale a parte la Turchia. Da allora ai residenti greci non fu permesso di fare ritorno nella loro città, neanche per riprendere possesso dei propri beni: la metà dei 45.000 desplazados si sono adattati a vivere nelle campagne intorno la città, il resto a Larnaka (25%), Nikosia (20%), Pavos. 
Circa la metà sarebbero ancora vivi, ma anche tra figli e nipoti il legame con la città d'origine rimane molto forte: attualmente sono 36.000 i famagustani sparsi in tutta l'isola che eleggono il sindaco "in contumacia" e chiedono di fare ritorno a casa.
Prima del 1974, Famagusta era la più elegante località turistica di Cipro: migliaia di turisti visitavano le mura veneziane del '400, le spiagge, le rovine di Salamina.
Secondo il diritto internazionale, non si può impedire il ritorno delle popolazioni espulse e allontanate dalle loro case, e neppure dei loro eventuali eredi. Questo viola apertamente gli accordi Kyprianou-Denktash e la Risoluzione 550 del 1984 delle Nazioni Unite. Ma la comunità internazionale ha preferito non disturbare il placido sonno degli eredi della Sublime Porta.

mercoledì 20 luglio 2016

Sulla repressione in Turchia: dichiarazione del Centro Studi Nazariantz di Bari

Una Dichiarazione Ufficiale del 

Centro Studi Hrand Nazariantz 
sulla repressione in Turchia

Erdogan porta avanti il suo golpe (quello vero), sfregiando la parte migliore del suo paese e portando la Turchia verso la dittatura islamista. 
Un'Europa ipocrita e bolsa non muove un dito e non dice una parola. 
Un'Europa che farebbe bene a non scucire più un euro alla Turchia per trattenere i siriani e spendere quei soldi per accoglierli e integrarli. 
Un'Europa che dimentica che dovrebbe agire pensando all'altra metà (e più) dei turchi che detesta Erdogan e vorrebbe sentirsi libera come ci sentiamo noi. 
Chi non lotta per la libertà altrui prima o poi avrà problemi a conservare la propria.

la Direzione del Centro Studi Hrand Nazariantz



lunedì 18 luglio 2016

A chi giova parlare di disordini a Yerevan?

Il Satrapo Erdogan in una "odiata" vignetta 
del nostro Pierfrancesco Uva

Era questo che dovevamo aspettarci dal dittatore patetico e sanguinario che affama il suo popolo con la complicità degli Stati Uniti d'America. La libertà viene tolta alle forze laiche e cristiane che vengono dipinte come pericolose e dissidenti, infedeli allo stato neo-teocratico. 

Nel frattempo nella, non troppo vicina, Armenia all'alba di ieri è avvenuto un fatto singolare, che non desta comunque alcuna preoccupazione nella popolazione civile, e neppure all'ordine pubblico della capitale. 

In merito agli eventi in corso alla stazione di polizia di Erebuni, alla periferia di Yerevan, si precisa che non è in atto un colpo di stato e che Jirair Sefilyan è stato arrestato il 20 giugno per detenzione e traffico illegale di armi. 

Nonostante i media internazionali insistano che ci sia tensione nelle strade della capitale, nel centro della città la situazione appare tuttavia più che tranquilla. 
L'ordine pubblico risulta presentemente normale, i negozi della città sono affollati da turisti e neppure la televisione si occupa di quelli che i media internazionali continuano a sostenere "essere gravi fatti".
Ci chiediamo dunque a chi giovi parlare di disordini nella capitale armena... certo le opposizioni fanno la loro parte opponendosi e cercando consensi internazionali. 
manifesto con personalità Armene a
Piazza Repubblica (Yerevan)
In un momento come questo riteniamo che l'Ambasciata Armena in Italia debba - come sta facendo - chiarire i fatti che avvengono, aiutando l'opinione pubblica italiana a non cadere nei tranelli della disinformazione, quale terribile arma di propaganda, di quanti non amano la Repubblica d'Armenia
Ribadisco qui a Yerevan la situazione è perfettamente tranquilla. Nelle strade del centro c'è solo un gran caldo. Piazza Repubblica sotto la calura domenicale è percorsa da turisti. 
Riflettiamo un attimo sul fatto che queste notizie tendenziose vengano messe in giro nei mesi in cui l'Armenia si affolla di turisti. 
La ripresa della guerra in Nagorno Karabakh ha fatto già i suoi danni al Turismo, all'economia, a. Evitiamo che ne se ne continuino a fare. 
Viva la Repubblica d'Armenia!!!

sabato 16 luglio 2016

Lettura semiseria: "Torna a Casa Recy(p)" e la pantomima del Golpe da Operetta

Recy(p) dittatorello turco risale nei sondaggi
Europa e US: "Noi ti vogliamo Bene!"

Presto scopriremo che nella tragedia di più di sessanta morti è tutto un bluff stato un bluff: "Trucchia: Golpe ovvero ennesimo trucco per restare in sella? O per fugare i dubbi su #Nizza? No per avere più #haststag su #twitter." Voleva solo diventare il re di Twitter in Turchia e per questo ne chiudeva l'accesso agli altri chiudeva agli altri.
Il Dittatore è tornato più forte che mai, col consenso dell'Europa che ha appena fatto ferire a Nizza. Recy è tanto forte tanto forte da far dubitare che realmente nessuno sia responsabile del Colpo di Stato, se non egli stesso. Motivo: attirare pietisticamente i consensi dell'Europa come unico tutore dell'ordine nel paese. Alla sua richiesta di avere carta bianca, lo stesso Totò avrebbe risposto: "E ci si pulisca il culo!". Ma l'Europa si cala le brache e glielo pulisce lei, con la lingua...
Recy(p), il piccolo dittatore, ora promette e minaccia di fare epurazioni nell'esercito, unica parte dello Stato che era sfuggita al suo perverso controllo, alla politica di alleanze basate su matrimoni dinastici, trasmutazione dei mezzi di comunicazione in megafoni del suo potere, che si autorigenera grazie ad un sistema di complessa rete di autofinanziamento.
 
Sembrava voler chiedere asilo politico alla Germania, che a suo dire non lo avrebbe fatto atterrare, ma molti sono i dubbi sul fatto che la richiesta di atterraggio dell'area presidenziale turco sia realmente pervenuta alle autorità tedesche. 
 
 
Subito dopo la richiesta sarebbe stata inoltrata ai Sauditi, compagni di merende e di ISIS, del nostro Recy(p) dittatorello turco, nel frattempo la situazione di sarebbe risolta, mentre la scarsa diplomazia europea stava alla finestra a capire come comportarsi. 
 
L'America già temeva per la distruzione delle basi aeree anti-ISIS...pardon anti-curdi, pardon anti-yezidi. Quante bugie nel teatrino della politica in cui il sultanino continua a muoversi leggiadro e scivolando sul velluto della credulità e dell'intolleranza. 
Possiede tanti mezzi di comunicazione per far credere a chiunque ciò che vuole, blocca Facebook e Twitter in nome di Allah, ma non si sa per quale strana ragione non blocca FaceTime di Apple, con cui comunica falsamente concitato, e cerca ancora una volta, di mandare il suo popolo al massacro chiedendo che difenda la sua satrapia antidemocratica e immorale contro la deriva militarista. Diciamo pure che sembra un film, un film italiano degli anni '70 a dire il vero bruttino ma molto divertente di quelli che si facevano  per ridere e riflettere: "Vogliamo i Colonnelli" era la parodia del tentativo di Golpe promosso dal Principe Iunio Valerio Borghese. 

Una Mostra di Massimo Lippi a Yerevan


opere di Massimo Lippi esposte nella Galleria Sargis Muradyan di Yerevan 


Ieri alle ore 17:00 ora di Yerevan è stata inaugurata presso la galleria Sargis Muradyan una mostra personale del maestro Massimo Lippi in collaborazione con lo scultore armeno Vighen Avetis. Da alcuni anni il maestro Lippi, apprezzatissimo e poliedrico artista italiano, diffonde con Amore le istanze morali e artistiche della cultura armena in Italia e di quella italiana in Armenia, in particolare nelle zone più martoriate e nelle zone al confine con la repubblica de facto del Nagorno-Karabakh.

Zaruhi Muradyan,
con Massimo Lippi e Vighen Avetis
All'inaugurazione della mostra sono intervenuti oltre a Zaruhi Muradyan, gallerista e figlia di Sargis Muradyan e artista a sua volta, anche il sindaco della città di Astarak (Աշտարակ) Armen Antonyan, dove in questi giorni si sta svolgendo un simposio internazionale di scultura organizzato da Vighen Avetis, che vede coinvolti molti artisti da tutto il mondo. 
alcune opere di Massimo Lippi esposte nella Galleria Sargis Muradyan di Yerevan 
Tutti gli intervenuti hanno sostenuto il messaggio di Amore, Pace e solidarietà tra i popoli. Massimo Lippi ha parlato della necessità al ritorno di un mondo a misura d'uomo e di donna, in cui vi sia la necessità di tornare alla speranza e alla convivenza civile tra i popoli. 
Occorre ripartire  dall'Umanità come elemento centrale contro i disvalori e l'arroganza dei capitalismi selvaggi che distruggono ogni cosa e pongono il dio danaro al centro della vita. 
Questa speranza può rinascere da un territorio fertile spiritualmente come l'Armenia, prima nazione cristiana, in cui nelle scorse settimane anche Papa Francesco, uomo di Pace e Misericordia è venuto a piantare la vite insieme al fratello Karekin ridando vigore al senso di unità e libertà del popolo armeno.
Molti passaggi del discorso di Massimo Lippi purtroppo sono certamente andati persi a quanti tra i presenti all'inaugurazione non conoscevano a pieno la lingua italiana a causa di una pessima e rocambolesca traduzione in Armeno, in cui sono stati sovranterpretati se non del tutto distorti i significati complessi e profondi. 
Al termine dell'inaugurazione Massimo Lippi ha letto un componimento poetico da lui composto per l'occasione e letto dopo di lui in Armeno da Vighen Avetis.

venerdì 15 luglio 2016

Capiamo la Turchia Contemporanea con Murat Cinar


Torna oggi di grande, impatto e attualità, dopo il tentativo di colpo di stato di ieri sera la questione turca. Oggi il problema appare soprattutto interno, ma non va disgiunta questa come parte centrale della "Questione d'Oriente" che ancora una volta non scopriamo dolorosamente non essersi mai sopita. Anzi, si erano solo allentati per alcuni anni gli interessi internazionali. 
L'amico Murat Cinar, giornalista, critico, artista, commentatore, studioso e scrittore turco da anni residente in Italia ha di recente pubblicato un interessantissimo saggio dal titolo "Una guida per comprendere la storia contemporanea della Turchia" dalla lettura di questo volume e dalle sue spiegazioni ci si può fare un'idea un po' più concreta della complicatissima situazione in cui i soggetti sembrano muoversi in modo schizofrenico ma sempre con enormi interessi. 
Il volume si configura come una raccolta di articoli e ricerche che vanno dal 2010 al 2016 sulla vita quotidiana in Turchia dal punto di vista economico, politico, artistico e sociale. 
Elezioni, referendum, rivolte popolari, manifestazioni di protesta, espressioni politiche, cultura artistica contemporanea, movimenti per la difesa dell'ambiente, religioni, differenze etniche... Insomma un insieme di lavori pubblicati su diversi giornali, riviste ed agenzie di stampa che aiutano a comprendere meglio la Turchia di oggi. 
Una piccola guida storica, politica e sociale. Riproponiamo qui sotto alcuni frammenti di una conferenza tenuta da Murat a Firenze lo scorso 30 giugno 2016. Buona Visione se così si può dire:


domenica 3 luglio 2016

testo della Dichiarazione Congiunta tra Chiesa Cattolica e Chiesa Apostolica Armena

Firma della Dichiarazione Congiunta

DICHIARAZIONE COMUNE 
DI SUA SANTITA’ FRANCESCO 
E SUA SANTITA’ KAREKIN II
NELLA SANTA ETCHMIADZIN, 
REPUBBLICA DI ARMENIA 

Oggi nella Santa Etchmiadzin, centro spirituale di Tutti gli Armeni, noi, Papa Francesco e Karekin II, Catholicos di Tutti gli Armeni, eleviamo le nostre menti e i nostri cuori nel ringraziare l’Onnipotente per la continua e crescente vicinanza nella fede e nell’amore tra la Chiesa Apostolica Armena e la Chiesa Cattolica nella loro comune testimonianza al messaggio del Vangelo in un mondo lacerato da conflitti e desideroso di conforto e speranza. Lodiamo la Santissima Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, per averci consentito di venire nella biblica terra dell’Ararat, che si erge come a ricordarci che Dio sarà sempre la nostra protezione e salvezza. Siamo spiritualmente compiaciuti di ricordare che nel 2001, in occasione del 1700° anniversario della proclamazione del Cristianesimo quale religione dell’Armenia, san Giovanni Paolo II visitò l’Armenia e fu testimone di una nuova pagina delle calorose e fraterne relazioni tra la Chiesa Apostolica Armena e la Chiesa Cattolica. Siamo grati di aver avuto la grazia di essere insieme in una solenne liturgia nella Basilica di San Pietro a Roma il 12 aprile 2015, nella quale ci siamo impegnati ad opporci ad ogni forma di discriminazione e violenza, e abbiamo commemorato le vittime di quello che la Dichiarazione Comune di Sua Santità Giovanni Paolo II e Sua Santità Karekin II menzionò quale «lo sterminio di un milione e mezzo di Cristiani Armeni, che generalmente viene definito come il primo genocidio del XX secolo» (27 settembre 2001).

Lodiamo il Signore per il fatto che oggi la fede cristiana è di nuovo una vibrante realtà in Armenia, e che la Chiesa Armena porta avanti la sua missione con uno spirito di fraterna collaborazione tra le Chiese, sostenendo i fedeli nel costruire un mondo di solidarietà, di giustizia e di pace.

Tuttavia, siamo purtroppo testimoni di un’immensa tragedia che avviene davanti ai nostri occhi: di innumerevoli persone innocenti uccise, deportate o costrette a un doloroso e incerto esilio da continui conflitti a base etnica, politica e religiosa nel Medio Oriente e in altre parti del mondo. Ne consegue che le minoranze etniche e religiose sono diventate l’obiettivo di persecuzioni e di trattamenti crudeli, al punto che tali sofferenze a motivo dell’appartenenza ad una confessione religiosa sono divenute una realtà quotidiana. I martiri appartengono a tutte le Chiese e la loro sofferenza costituisce un “ecumenismo del sangue” che trascende le divisioni storiche tra cristiani, chiamando tutti noi a promuovere l’unità visibile dei discepoli di Cristo. Insieme preghiamo, per intercessione dei santi Apostoli Pietro e Paolo, Taddeo e Bartolomeo, per un cambiamento del cuore in tutti quelli che commettono tali crimini e in coloro che sono in condizione di fermare la violenza. Imploriamo i capi delle nazioni di ascoltare la richiesta di milioni di esseri umani, che attendono con ansia pace e giustizia nel mondo, che chiedono il rispetto dei diritti loro attribuiti da Dio, che hanno urgente bisogno di pane, non di armi. Purtroppo assistiamo a una presentazione della religione e dei valori religiosi in un modo fondamentalistico, che viene usato per giustificare la diffusione dell’odio, della discriminazione e della violenza. La giustificazione di tali crimini sulla base di idee religiose è inaccettabile, perché «Dio non è un Dio di disordine, ma di pace» (1 Cor 14,33). Inoltre, il rispetto per le differenze religiose è la condizione necessaria per la pacifica convivenza di diverse comunità etniche e religiose. Proprio perché siamo cristiani, siamo chiamati a cercare e sviluppare vie di riconciliazione e di pace. A questo proposito esprimiamo anche la nostra speranza per una soluzione pacifica delle questioni riguardanti il Nagorno-Karabakh.

Memori di quanto Gesù insegnò ai suoi discepoli quando disse: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25, 35-36), chiediamo ai fedeli delle nostre Chiese di aprire i loro cuori e le loro mani alle vittime della guerra e del terrorismo, ai rifugiati e alle loro famiglie. E’ in gioco il senso stesso della nostra umanità, della nostra solidarietà, compassione e generosità, che può essere espresso in modo appropriato solamente mediante un immediato e pratico impiego di risorse. Riconosciamo che tutto ciò è già stato fatto, ma ribadiamo che molto di più si richiede da parte dei responsabili politici e della comunità internazionale al fine di assicurare il diritto di tutti a vivere in pace e sicurezza, per sostenere lo stato di diritto, per proteggere le minoranze religiose ed etniche, per combattere il traffico e il contrabbando di esseri umani.   

La secolarizzazione di ampi settori della società, la sua alienazione da ciò che è spirituale e divino, conduce inevitabilmente ad una visione desacralizzata e materialistica dell’uomo e della famiglia umana. A questo riguardo siamo preoccupati per la crisi della famiglia in molti Paesi. La Chiesa Apostolica Armena e la Chiesa Cattolica condividono la medesima visione della famiglia, basata sul matrimonio, atto di gratuità e di amore fedele tra un uomo e una donna.

Siamo lieti di confermare che, nonostante le persistenti divisioni tra Cristiani, abbiamo compreso più chiaramente che ciò che ci unisce è molto più di quello che ci divide. Questa è la solida base sulla quale l’unità della Chiesa di Cristo sarà resa manifesta, secondo le parole del Signore: «perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Nei decenni scorsi le relazioni tra la Chiesa Apostolica Armena e la Chiesa Cattolica sono entrate con successo in una nuova fase, fortificate dalle nostre preghiere reciproche e dal nostro comune impegno nel superare le sfide attuali. Oggi siamo convinti dell’importanza cruciale di sviluppare queste relazioni, intraprendendo una profonda e più decisiva collaborazione non solo in campo teologico, ma anche nella preghiera e in un’attiva cooperazione a livello delle comunità locali, nella prospettiva di condividere una piena comunione ed espressioni concrete di unità. Esortiamo i nostri fedeli a lavorare in armonia per promuovere nella società i valori cristiani, che contribuiscono efficacemente alla costruzione di una civiltà di giustizia, di pace e di solidarietà umana. La via della riconciliazione e della fraternità è aperta davanti a noi. Lo Spirito Santo, che ci guida alla verità tutta intera (cfr Gv 16,13), sostenga ogni genuino sforzo per costruire ponti di amore e di comunione tra noi.
Dalla Santa Etchmiadzin invitiamo tutti i nostri fedeli ad unirsi a noi in preghiera, con le parole di san Nerses il Grazioso: «Glorioso Signore, accetta le suppliche dei Tuoi servi, e benevolmente esaudisci le nostre richieste, per intercessione della Santa Madre di Dio, di san Giovanni Battista, di santo Stefano Protomartire, di san Gregorio l’Illuminatore, dei santi Apostoli, dei Profeti, dei Santi “Divini”, dei Martiri, dei Patriarchi, degli Eremiti, delle Vergini e di tutti i Tuoi santi in cielo e sulla terra. E a Te, o indivisibile Santa Trinità, sia gloria e lode nei secoli dei secoli. Amen”.

Santa Etchmiadzin, 26 giugno 2016

Sua Santità Francesco                        Sua Santità Karekin II

sabato 2 luglio 2016

"Nostos: racconti dal Mediterraneo" al Villaggio Trieste di Bari


Domenica 3 luglio alle ore 19.00 si terrà presso il parco “Don Tonino Bello” del Villaggio Trieste di Bari (via Pola, 26/A) la rassegna letteraria Nostos: racconti dal Mediterraneo.
La rassegna é liberamente ispirata all’epica greca legata al tema del nostos, il ritorno. 
Le opere selezionate, infatti, si basano tutte sulla narrazione del ‘viaggio’ e, sfogliandole, si ha come l’impressione di toccare con mano quei profumi, quelle sensazioni e quei colori che da secoli affascinano come in un sogno i viandanti del Mediterraneo In nessun altro luogo della città di Bari questa iniziativa poteva trovare migliore accoglienza se non nel Villaggio Trieste, dove gli esuli italiani provenienti dalle isole e dalle coste del Mediterraneo tornarono, dopo una lunga ‘odissea’, alla terra dei padri.
Nel corso dell’evento si esibiranno dal vivo i Radicanto con Maria Giaquinto e Giuseppe De Trizio
Saranno presentate i libri Sarò sabbia nel deserto (Ed. Gelsorosso) con Claudia Lorusso e Patrizia Ripa
Cielo e terra. Diario di un poeta (Ed. Genesi) con Daniele Giancane e Sandro Marano; 
Còntime (Ed. Secop) con Amelia Resaz e Marina Leo
Infine sarà il turno di L’Armenia. Il suo martirio e le sue rivendicazioni (Ed. FaL Vision) con Cosma Cafueri Kegham J. Boloyan e la partecipazione straordinaria di Carlo Coppola.
Letture a cura di Cristiana Papazissis.